“Il futuro è sul web” – Speciale sul Corriere di Saluzzo: intervista a Roberta Voiglio titolare L’Esprit Nouveau snc
SITI VETRINA
(Enrico Miolano Corriere di Saluzzo)
“Opero nel campo della grafica e della comunicazione dal 1997 specializzandomi poi in comunicazione via web. Inizialmente come freelance e dal 2003 come titolare de L’Esprit Nouveau di Voiglio Roberta & C. snc – Agenzia Pubblicitaria e di Comunicazione.
Per le attività, dagli imprenditori ai professionisti, dai commercianti agli artigiani, la comunicazione è fondamentale per potersi inserire nel proprio mercato di riferimento e oggi più che mai dev’essere fatta nel modo più efficace possibile.
La comunicazione non è solo slogan e promozioni; principalmente è informazione su chi siamo, cosa facciamo, la nostra esperienza e professionalità ed infine cosa abbiamo da offrire al nostro target di riferimento che sia un rapporto di consulenza, un servizio o un prodotto questo dev’essere affiancato da una chiara informazione sulla nostra attività.
Il web è il campo che meglio si presta per questo tipo di approccio alla promozione, oggi più che mai bisognoso di regole che possano renderlo uno strumento di comunicazione sempre più utile all’utente ecco perchè si sente parlare di web 2.0, di accessibilità e di usabilità.
Parole riferite in particolare agli operatori di settore, agli sviluppatori di siti internet ma anche agli utenti stessi oggi in grado di fare la rete propria, data la possibilità di inserire contenuti di commentare e di utilizzare servizi e strumenti messi a disposizione non solo da attività e aziende ma anche da enti pubblici e privati: ecco perchè la rete dev’essere di facile utilizzo, chiara e soprattutto alla portata di tutti.
Progettare un sito internet con una programmazione della struttura di layout semplice e rispettosa delle norme vigenti (W3C) sull’usabilità e l’accessibilità dei siti, studiare percorsi di facile navigazione, inserire contenuti e informazioni chiare non sono una regola per la quale attenersi, ma un dovere da parte dei professionisti di settore nei confronti di chi la rete la utilizza.”
Roberta Voiglio
L’Esprit Nouveau
Il nostro compito è quello di occuparci dell’aspetto visivo e tecnico di progetti web business to business e business to consumer.
Valoriziamo l’immagine del cliente sfruttando i punti di forza del web.
Conoscendo le possibilità della tecnologia la sfruttiamo per realizzare siti accattivanti dal punto di vista grafico, dal buon impatto visivo, semplici da navigare, accessibili e compatibili con le esigenze dei visitatori.
Diamo valore alla coerenza estetica e non lasciamo che le esigenze di funzionalità facciano dimenticare le regole estetiche e culturali che danno identità. Forme, colori e disposizione comunicano chi siamo o chi vogliamo essere; l’informazione dev’essere organizzata bene e coerente ai principi su cui si basa il visual design.
Siamo fondamentalmente del comunicatori, capaci di coniugare le esigenze del cliente con quella degli utenti.
- Analisi: piano di marketing;
- Comprensione della tecnologia da usare: scelta degli strumenti;
- Traduzione delle esigenze in concetti: proposte ed elaborati;
- Progettazione layout: esecutivi;
- Ottimizzazione e test: attività di SEO e verifica;
- Promozione e gestione: attività di SEM e assistenza.
Consulenza individuale: analisi e progettazioni personalizzate di valutazione della presenza online per sviluppare il business.
Servizio restyling di progetti comunicativi esistenti.
(logo, immagine coordinata, sito internet…)

bing “il motore decisionale” vs google
[...]Ma perché ci sarebbe bisogno di un nuovo motore? Tutti sappiamo come funziona quello di Google: scrivi parole chiave e ricevi un elenco di link a siti pertinenti. Ebbene, questo per Microsoft non è più sufficiente a soddisfare l’utente. Nell’annunciare Bing, cita un rapporto di Comscore secondo cui il 30% delle ricerche rimane senza risposta e quindi abbandonato. Il 66% delle ricerche richiede che l’utente faccia più tentativi per ottenere quanto voluto.
Bing, invece di andare allo scontro diretto con Google (che ha ormai una quota di mercato schiacciante nel mondo), prova quindi a rovesciare la prospettiva, con un approccio nuovo. A cominciare dall’homepage. Invece della pagina candida e asciutta che ha fatto la fama di Google, Bing parte con gli “effetti speciali”: un’immagine ad altissima risoluzione, che cambia a rotazione. Possiamo cliccarci per avere ulteriori informazioni, oppure partire con una ricerca libera, da digitare in una barra. A seconda delle parole digitate, il motore intuisce l’ambito della ricerca, cioè i nostri possibili scopi, e ci dà poi una guida verso il risultato finale.
Per esempio, se scriviamo il nome di un automobile ci dà opzioni per arrivare direttamente al manuale, a una recensione, a un sito dove comprarla. Se scriviamo il nome di una località turistica, ci chiede se vogliamo foto, consigli su hotel e via dicendo. Queste opzioni che guidano la ricerca sono calcolate dinamicamente dal motore, con il nuovo algoritmo ideato da Microsoft. È uno sforzo profondo di adattare l’intelligenza robotica del motore a quella mobile e imprevedibile degli utenti…[...] leggi tutto
fonte repubblica.it
Pubblica Amministrazione: open source e web 2.0
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinone in merito a questo argomento :
Fonte doxaliber.it
L’unione europea incoraggia l’utilizzo di software open source nelle pubbliche amministrazioni degli stati comunitari. L’incoraggiamento non è solo verbale, ma anche espresso in termini pratici con finanziamenti ad hoc e incentivi legati al tipo di tecnologia utilizzata.
Questo ha innescato un potente processo industriale a causa del considerevole effetto volano che la PA italiana può giocare su un mercato asfittico e in evidente recessione come quello italiano.
In un periodo nel quale la curva di sviluppo della IT industriale ha raggiunto la quota di tangenza ed inizia una lenta, ma percettibile, deviazione verso il contenimento degli investimenti e l’ottimizzazione delle risorse, il ritardo tecnologico accumulato dalla pubblica amministrazione rappresenta un’occasione da non perdere per il settore della knowledge engineering italiana.
L’impulso e le direttive che arrivano da Bruxelles incoraggiano il processo e lo incanalano verso uno sviluppo che lo allontana dalle ponderose e spesso costosissime soluzioni enterprise.
Parte, quindi, la caccia all’ETL open source che possa sostituire Datastage o al prodotto di community che possa fare business intelligence a livello di Business Object.
Il fenomeno è percepibile soprattutto a in ambito amministrazioni regionali alle quali è demandata la progettazione e la gestione di iniziative dirette a rispondere alle esigenze immediate dei cittadini.
Formazione a distanza, come nel caso del progetto Trio della regione Toscana, portali per il controllo ambientale del territorio, come il progetto SIPA della regione Puglia o punti di interconnessione tra cittadino ed istituzioni, come il portale del Consiglio Regionale Campano.
Attualmente realizzati con tecnologie proprietarie e, spesso, largamente obsolete, nei bandi pubblici che sono stati emessi per il rinnovamento degli strumenti, è esplicita la richiesta di utilizzare, ovunque sia disponibile, open source e introdurre largamente strumenti web 2.0, da troppo tempo assenti dagli ingessati e noiosissimi siti istituzionali.
La scelta del web 2.0 è stata obbligata. La generazione di italiani che si sta accingendo a diventare la parte produttiva della nazione è già abituata alla condivisione sociale dell’informazione ed alla modalità interattiva di produzione dei contenuti tipica del web 2.0. Non tenerne conto nei progetti attuali vorrebbe dire produrre delle vere e proprie cattedrali informative con il rischio che rimangano inutilizzate dal giorno stesso dell’apertura.
Ora sarebbe troppo facile citare il caso di italia.it e dello scandalo che ha generato nella community italiana. È significativo evidenziare, però, che l’indignazione popolare della comunità open source nazionale ha giocato un ruolo cruciale nella fase di denuncia ed abbandono dell’iniziativa.
Dal loro punto di vista, le grandi company IT hanno modificato le loro strategie. I produttori di software di base hanno iniziato a distribuire alcune componenti come open source o con licenza GPL. I grandi integratori tendono oggi a privilegiare soluzioni largamente basate su software di community. Ad esempio la software factory di Telecom Italia, basa le sue soluzioni e-learning su Moodle, come LMS, e su ExeLearning, come LCMS di corsi SCORM. La gestione dei portali si realizza con Liferay, la ricerca sui metadati con Openshore, il netmeeting con Openmeetings, la reportistica con Pentaho, la gestione dei dati con Postgresql e MySql, ServiceMix come Enterprise Service Bus, mentre come CMS di riferimento ci sono Plone, Joomla e AlFresco. Tutto a livelli tecnologici di alta qualità e con validi risultati pratici.
Tutto a posto quindi? Sembrerebbe di sì. Direttive comunitarie, bandi di gara redatti con espliciti riferimenti a open source e web 2.0, produttori e grandi integratori che prendono posizione nel mondo open source. Tutto va nella giusta direzione, ma chiaramente ci sono dei problemi e non solo banali.
Prima di tutto, quando si inseriscono vincoli così stringenti sull’open source nei bandi pubblici sull’onda delle direttive comunitarie e della moda del momento, spesso si costringe l’integratore ad adattare software di pubblico dominio con costi di customizzazione più elevati di semplici ed economiche soluzioni commerciali. I risultati, a volte, sono meno funzionali e performanti. Un altro problema e l’assistenza post rilascio.
La pubblica amministrazione, come qualsiasi cliente accorto, deve tutelarsi sulla continuità del servizio e pretende una manutenzione correttiva ed evolutiva sulle soluzioni rilasciate. Questo comporta dei costi per l’integratore che sono addirittura maggiori delle soluzioni commerciali, soprattutto quando si assume in prima persona la responsabilità sulla soluzione open integrata.
Il problema si potrebbe agevolmente risolvere appoggiandosi alle numerose società che, dopo aver fornito il loro software come open source, offrono servizi di assistenza a pagamento.
Purtroppo, quest’ultima opzione è largamente condizionata dal grado di personalizzazione operato sulla soluzione open.
È questo, effettivamente, il punto cruciale della situazione.
Il fatto che il cliente principale sia la PA rappresenta nello stesso tempo la più grande opportunità e il più considerevole dei fattori di rischio.
Le soluzioni informatiche utilizzate dalla pubblica amministrazione, infatti, devono rispettare i criteri di usabilità molto restrittivi espressi dalla legge Stanca che è un mix delle disposizioni W3C e Section 508, più una serie di regolamentazioni tipicamente locali. Questo, ad esempio, rende inutilizzabili strumenti come Liferay senza interventi che snaturino completamente il prodotto.
Ovviamente, mentre la community di sviluppo internazionale si orienta sempre di più ad aderire ai criteri di usabilità espressi da W3C e dalla Section 508, non sono previste nelle road map di sviluppo adattamenti alla legge Stanca che è un implementazione tipicamente italiana dell’usabilità.
Telecom Italia, ad esempio, ha allo studio un adattamento della versione 4 di Liferay alla legge Stanca per fare in modo che la sua offerta portale verso la PA sia in regola con i requisiti di legge. L’operazione appare costosa e non elementare.
La vera issue è che, nel frattempo, Liferay è giunto alla versione 5.0, radicalmente diversa dalla 4 e nuove patch e bug solutions vengono rilasciate con la successione frenetica tipica delle community di sviluppo open source.
Questo vorrebbe dire che, una volta adeguato Liferay 4 alla legge Stanca, si avrebbe una versione del prodotto completamente al di fuori della road map del portale open source e che andrebbe manutenuta ed evoluta con costi industriali probabilmente superiori a quelli della semplice acquisizione di prodotti buy.
La soluzione? Probabilmente può venire proprio dalle grandi società come Telecom Italia che, forti delle loro disponibilità e della loro organizzazione, dovrebbero attivarsi per promuovere e finanziare community di sviluppo italiane interessate alla condivisione delle problematiche locali in fase di customizzazione del software open source.
Un’altra strada potrebbe essere quella di adoperarsi a livello politico per fare in modo che quello dell’usabilità diventi un paradigma condiviso a livello internazionale le cui particolarizzazioni regionali siano architetturalmente definibili come file di configurazione esterni senza intaccare la struttura stessa del codice.
Ma questa, come tutte le istanze che richiedono il coinvolgimento della politica a livelli internazionali, pur essendo la soluzione principe, non è semplice da raggiungere.
Al momento, questa questione, rappresenta un forte, se non il principale, ostacolo, alla diffusione dell’utilizzo dell’open source nel nostro paese.
Autore: Comandante Nebbia
Domini dot tel: sempre più reperibili…
Su approvazione dell’Icann, l’ente che si occupa di assegnare gli indirizzi IP, è nato il dominio .tel. Lo scopo è quello di offrire uno spazio riconoscibile universalmente che consenta alle persone di gestire con maggiore facilità i dati necessari alla propria reperibilità: numeri telefonici di casa, di cellulare, dell’ufficio, indirizzi di posta privata e di lavoro, numeri VoIP, etc.
Grazie al dominio .tel, sarà possibile, mediante cellulare o pc, trovare una risposta alla richiesta di qualsiasi informazione, commerciale oppure privata.
Le persone si spostano e sempre più spesso cambiano lavoro, numeri telefonici e indirizzi di posta elettronica. La propria reperibilità fisica e virtuali si affida quindi a una quantità sempre maggiore di dati, non ultimi i parametri di accesso ai siti di social networkink come Facebook, MySpace, Twitter e MSN.
Il nuovo dominio .tel fornisce una soluzione rapida per avere tutti i contatti a portata di mouse o di cellulare. Chiunque cambi attività, o ne aggiunga altre a quelle che possiede, potrà aggiornare il telefono di lavoro, l’indirizzo e-mail e i propri dati con semplici mosse, accedendo al proprio spazio .tel. Ma .tel è anche un aiuto fuori casa, consentendo di raggiungere informazioni relative a esercizi commerciali, strutture turistiche, aziende e così via.
Si tratta del primo dominio di primo livello che utilizza il servizio DNS (Data Source Name) in modo innovativo, come un archivio globale di dati. Grazie all’archiviazione dei dati direttamente sul DNS, .tel non necessita di siti web, assicurando agli utenti l’opportunità di comunicare in modo diretto, razionalizzando i costi.Su qualsiasi dispositivo collegato a Internet, basterà digitare per esempio hotel.tel per ottenere rapidamente le informazioni desiderate su strutture e servizi turistici, senza dover attendere il tempo di caricamento di una normale pagina web, con benefici in termini di costi.
fonte PCWORLD.IT
Vuoi divertirti ad organizzare il tuo tempo?…Remember the Milk!!!
Un modo davvero facile, divertente e “a-gratis” per organizzare i nostri nodi al fazzoletto!
Remember the Milk uno srtumento dall’interfaccia intuitiva che rende semplice la gestione di attività, impegni e ricorrenze…consigliato a tutti coloro che vivono nel mondo fatato, a quelli sulle nuvole e a tutti quelli che, nonostante tutto, dicono sempre: “Azz! Mi sono dimenticato!” (e lo so che siamo in tanti è inutile nascondersi sotto il banco!).
Ma passiamo al dunque:
la creazione, organizzazione e gestione di liste, tag e promemoria è una vera goduria per gli amanti di queste diavolerie; per i “cumenda” della situazione, la possibilità di localizzare le proprie attività ed appuntamenti attraverso le mappe che aiuteranno nei percorsi e nell’identificazione della zona e l’accessibilità attraverso i sistemi mobile; per quelli dall’animo 2.0 la possibilità di condivisione con tutti i propri contatti e interfacciarsi con i già noti Apple iCal e Google Calendar.
Ma vi ho convinto? No? Allora provatevelo da soli!!!…
www.rememberthemilk.com
Fuori dalle “falle”!
Durante gli ultimi anni si e’ verificata un’ampia diffusione di applicazioni web quali forum, blog, guestbook, cms, portali.
Queste applicazioni, molto spesso gratuite, sono diventate oggetto di attenzione non solo degli utilizzatori, ma anche di persone malintenzionate che sono alla continua ricerca di falle di sicurezza delle applicazioni stesse. Una volta scoperta una falla e’ infatti molto facile sfruttarla per danneggiare tutti coloro che utilizzano quella stessa applicazione, a volte violando anche decine di migliaia di siti in una sola volta a livello mondiale.
In genere queste falle di sicurezza permettono di modificare il contenuto del sito (ad esempio cambiandone la home page), oppure di renderlo semplicemente non visibile, oppure di usarlo per diffondere contenuti illegali.
Inoltre e’ buona norma mantenere aggiornato il sistema operativo del proprio pc e proteggerlo con un software firewall ed un software antivirus e di fare attenzione a messaggi e-mail contenenti allegati sospetti o richieste di password di accesso a conti correnti o similari (phishing).
In questo modo si proteggono tutte le proprie password, inclusa quella di gestione della propria e-mail o del proprio sito web. [...]

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