Archive for the ‘web 2.0’ Category

“Il futuro è sul web” – Speciale sul Corriere di Saluzzo: intervista a Roberta Voiglio titolare L’Esprit Nouveau snc

mercoledì, maggio 19th, 2010

SITI VETRINA
(Enrico Miolano Corriere di Saluzzo)

“Opero nel campo della grafica e della comunicazione dal 1997 specializzandomi poi in comunicazione via web. Inizialmente come freelance e dal 2003 come titolare de L’Esprit Nouveau di Voiglio Roberta & C. snc – Agenzia Pubblicitaria e di Comunicazione.

Per le attività, dagli imprenditori ai professionisti, dai commercianti agli artigiani, la comunicazione è fondamentale per potersi inserire nel proprio mercato di riferimento e oggi più che mai dev’essere fatta nel modo più efficace possibile.
La comunicazione non è solo slogan e promozioni; principalmente è informazione su chi siamo, cosa facciamo, la nostra esperienza e professionalità ed infine cosa abbiamo da offrire al nostro target di riferimento che sia un rapporto di consulenza, un servizio o un prodotto questo dev’essere affiancato da una chiara informazione sulla nostra attività.
Il web è il campo che meglio si presta per questo tipo di approccio alla promozione, oggi più che mai bisognoso di regole che possano renderlo uno strumento di comunicazione sempre più utile all’utente ecco perchè si sente parlare di web 2.0, di accessibilità e di usabilità.
Parole riferite in particolare agli operatori di settore, agli sviluppatori di siti internet ma anche agli utenti stessi oggi in grado di fare la rete propria, data la possibilità di inserire contenuti di commentare e di utilizzare servizi e strumenti messi a disposizione non solo da attività e aziende ma anche da enti pubblici e privati: ecco perchè la rete dev’essere di facile utilizzo, chiara e soprattutto alla portata di tutti.
Progettare un sito internet con una programmazione della struttura di layout semplice e rispettosa delle norme vigenti (W3C) sull’usabilità e l’accessibilità dei siti, studiare percorsi di facile navigazione, inserire contenuti e informazioni chiare non sono una regola per la quale attenersi, ma un dovere da parte dei professionisti di settore nei confronti di chi la rete la utilizza.”

Roberta Voiglio

L’Esprit Nouveau
Il nostro compito è quello di occuparci dell’aspetto visivo e tecnico di progetti web business to business e business to consumer.
Valoriziamo l’immagine del cliente sfruttando i punti di forza del web.
Conoscendo le possibilità della tecnologia la sfruttiamo per realizzare siti accattivanti dal punto di vista grafico, dal buon impatto visivo, semplici da navigare, accessibili e compatibili con le esigenze dei visitatori.
Diamo valore alla coerenza estetica e non lasciamo che le esigenze di funzionalità facciano dimenticare le regole estetiche e culturali che danno identità. Forme, colori e disposizione comunicano chi siamo o chi vogliamo essere; l’informazione dev’essere organizzata bene e coerente ai principi su cui si basa il visual design.
Siamo fondamentalmente del comunicatori, capaci di coniugare le esigenze del cliente con quella degli utenti.

- Analisi: piano di marketing;
- Comprensione della tecnologia da usare: scelta degli strumenti;
- Traduzione delle esigenze in concetti: proposte ed elaborati;
- Progettazione layout: esecutivi;
- Ottimizzazione e test: attività di SEO e verifica;
- Promozione e gestione: attività di SEM e assistenza.

Consulenza individuale: analisi e progettazioni personalizzate di valutazione della presenza online per sviluppare il  business.

Servizio restyling di progetti comunicativi esistenti.
(logo, immagine coordinata, sito internet…)

www.espritnouveau.com

Social Media | solo una moda o una nuova era?

martedì, febbraio 23rd, 2010

I Social Media sono solo una moda?
Oppure sono l’evento più importante dopo la rivoluzione industriale?

Benvenuto in una nuova era della comunicazione!



osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

lunedì, luglio 13th, 2009

Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati

Milano, 8 giugno 2009Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare  sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.

Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di  primarie aziende italiane – fare e-business significa  principalmente avere un sito aziendale.

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per  comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.

E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.

Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business -  dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai  nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in  termini di profitti alle aziende che li adottano.

Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del  campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e  attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su  siti di social networking, etc.).

Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come  il mobile (sms).

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del  management aziendale  all’utilizzo degli strumenti di e-business,  c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze  interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità  offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es.  web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per  l’azienda”.

Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende  italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli  estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.

L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le  aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le  aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni  di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di  euro.

Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.

Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).

L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).

Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti delle-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati.

Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.

Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.

L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.

Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è  l’insoddisfazione per il servizi  offerti dai fornitori  di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.

I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.

Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.

PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE

Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.

68% società di proprietà italiana

32% filiali di multinazionali

51% Industria

25% Commercio

24% Altri servizi

40% fino a 50 milioni di fatturato

29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato

31% oltre i 300 milioni di fatturato

fonte http://www.ebitinnovation.com

bing “il motore decisionale” vs google

martedì, giugno 30th, 2009

[...]Ma perché ci sarebbe bisogno di un nuovo motore? Tutti sappiamo come funziona quello di Google: scrivi parole chiave e ricevi un elenco di link a siti pertinenti. Ebbene, questo per Microsoft non è più sufficiente a soddisfare l’utente. Nell’annunciare Bing, cita un rapporto di Comscore secondo cui il 30% delle ricerche rimane senza risposta e quindi abbandonato. Il 66% delle ricerche richiede che l’utente faccia più tentativi per ottenere quanto voluto.

Bing, invece di andare allo scontro diretto con Google (che ha ormai una quota di mercato schiacciante nel mondo), prova quindi a rovesciare la prospettiva, con un approccio nuovo. A cominciare dall’homepage. Invece della pagina candida e asciutta che ha fatto la fama di Google, Bing parte con gli “effetti speciali”: un’immagine ad altissima risoluzione, che cambia a rotazione. Possiamo cliccarci per avere ulteriori informazioni, oppure partire con una ricerca libera, da digitare in una barra. A seconda delle parole digitate, il motore intuisce l’ambito della ricerca, cioè i nostri possibili scopi, e ci dà poi una guida verso il risultato finale.

Per esempio, se scriviamo il nome di un automobile ci dà opzioni per arrivare direttamente al manuale, a una recensione, a un sito dove comprarla. Se scriviamo il nome di una località turistica, ci chiede se vogliamo foto, consigli su hotel e via dicendo. Queste opzioni che guidano la ricerca sono calcolate dinamicamente dal motore, con il nuovo algoritmo ideato da Microsoft. È uno sforzo profondo di adattare l’intelligenza robotica del motore a quella mobile e imprevedibile degli utenti…[...] leggi tutto

fonte repubblica.it

Pubblica Amministrazione: open source e web 2.0

giovedì, giugno 11th, 2009

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinone in merito a questo argomento :

Fonte doxaliber.it

L’unione europea incoraggia l’utilizzo di software open source nelle pubbliche amministrazioni degli stati comunitari. L’incoraggiamento non è solo verbale, ma anche espresso in termini pratici con finanziamenti ad hoc e incentivi legati al tipo di tecnologia utilizzata.
Questo ha innescato un potente processo industriale a causa del considerevole effetto volano che la PA italiana può giocare su un mercato asfittico e in evidente recessione come quello italiano.
In un periodo nel quale la curva di sviluppo della IT industriale ha raggiunto la quota di tangenza ed inizia una lenta, ma percettibile, deviazione verso il contenimento degli investimenti e l’ottimizzazione delle risorse, il ritardo tecnologico accumulato dalla pubblica amministrazione rappresenta un’occasione da non perdere per il settore della knowledge engineering italiana.
L’impulso e le direttive che arrivano da Bruxelles incoraggiano il processo e lo incanalano verso uno sviluppo che lo allontana dalle ponderose e spesso costosissime soluzioni enterprise.

Parte, quindi, la caccia all’ETL open source che possa sostituire Datastage o al prodotto di community che possa fare business intelligence a livello di Business Object.
Il fenomeno è percepibile soprattutto a in ambito amministrazioni regionali alle quali è demandata la progettazione e la gestione di iniziative dirette a rispondere alle esigenze immediate dei cittadini.
Formazione a distanza, come nel caso del progetto Trio della regione Toscana, portali per il controllo ambientale del territorio, come il progetto SIPA della regione Puglia o punti di interconnessione tra cittadino ed istituzioni, come il portale del Consiglio Regionale Campano.
Attualmente realizzati con tecnologie proprietarie e, spesso, largamente obsolete, nei bandi pubblici che sono stati emessi per il rinnovamento degli strumenti, è esplicita la richiesta di utilizzare, ovunque sia disponibile, open source e introdurre largamente strumenti web 2.0, da troppo tempo assenti dagli ingessati e noiosissimi siti istituzionali.

La scelta del web 2.0 è stata obbligata. La generazione di italiani che si sta accingendo a diventare la parte produttiva della nazione è già abituata alla condivisione sociale dell’informazione ed alla modalità interattiva di produzione dei contenuti tipica del web 2.0. Non tenerne conto nei progetti attuali vorrebbe dire produrre delle vere e proprie cattedrali informative con il rischio che rimangano inutilizzate dal giorno stesso dell’apertura.
Ora sarebbe troppo facile citare il caso di italia.it e dello scandalo che ha generato nella community italiana. È significativo evidenziare, però, che l’indignazione popolare della comunità open source nazionale ha giocato un ruolo cruciale nella fase di denuncia ed abbandono dell’iniziativa.
Dal loro punto di vista, le grandi company IT hanno modificato le loro strategie. I produttori di software di base hanno iniziato a distribuire alcune componenti come open source o con licenza GPL. I grandi integratori tendono oggi a privilegiare soluzioni largamente basate su software di community. Ad esempio la software factory di Telecom Italia, basa le sue soluzioni e-learning su Moodle, come LMS, e su ExeLearning, come LCMS di corsi SCORM. La gestione dei portali si realizza con Liferay, la ricerca sui metadati con Openshore, il netmeeting con Openmeetings, la reportistica con Pentaho, la gestione dei dati con Postgresql e MySql, ServiceMix come Enterprise Service Bus, mentre come CMS di riferimento ci sono Plone, Joomla e AlFresco. Tutto a livelli tecnologici di alta qualità e con validi risultati pratici.

Tutto a posto quindi? Sembrerebbe di sì. Direttive comunitarie, bandi di gara redatti con espliciti riferimenti a open source e web 2.0, produttori e grandi integratori che prendono posizione nel mondo open source. Tutto va nella giusta direzione, ma chiaramente ci sono dei problemi e non solo banali.
Prima di tutto, quando si inseriscono vincoli così stringenti sull’open source nei bandi pubblici sull’onda delle direttive comunitarie e della moda del momento, spesso si costringe l’integratore ad adattare software di pubblico dominio con costi di customizzazione più elevati di semplici ed economiche soluzioni commerciali. I risultati, a volte, sono meno funzionali e performanti. Un altro problema e l’assistenza post rilascio.
La pubblica amministrazione, come qualsiasi cliente accorto, deve tutelarsi sulla continuità del servizio e pretende una manutenzione correttiva ed evolutiva sulle soluzioni rilasciate. Questo comporta dei costi per l’integratore che sono addirittura maggiori delle soluzioni commerciali, soprattutto quando si assume in prima persona la responsabilità sulla soluzione open integrata.
Il problema si potrebbe agevolmente risolvere appoggiandosi alle numerose società che, dopo aver fornito il loro software come open source, offrono servizi di assistenza a pagamento.
Purtroppo, quest’ultima opzione è largamente condizionata dal grado di personalizzazione operato sulla soluzione open.

È questo, effettivamente, il punto cruciale della situazione.
Il fatto che il cliente principale sia la PA rappresenta nello stesso tempo la più grande opportunità e il più considerevole dei fattori di rischio.
Le soluzioni informatiche utilizzate dalla pubblica amministrazione, infatti, devono rispettare i criteri di usabilità molto restrittivi espressi dalla legge Stanca che è un mix delle disposizioni W3C e Section 508, più una serie di regolamentazioni tipicamente locali. Questo, ad esempio, rende inutilizzabili strumenti come Liferay senza interventi che snaturino completamente il prodotto.
Ovviamente, mentre la community di sviluppo internazionale si orienta sempre di più ad aderire ai criteri di usabilità espressi da W3C e dalla Section 508, non sono previste nelle road map di sviluppo adattamenti alla legge Stanca che è un implementazione tipicamente italiana dell’usabilità.

Telecom Italia, ad esempio, ha allo studio un adattamento della versione 4 di Liferay alla legge Stanca per fare in modo che la sua offerta portale verso la PA sia in regola con i requisiti di legge. L’operazione appare costosa e non elementare.
La vera issue è che, nel frattempo, Liferay è giunto alla versione 5.0, radicalmente diversa dalla 4 e nuove patch e bug solutions vengono rilasciate con la successione frenetica tipica delle community di sviluppo open source.

Questo vorrebbe dire che, una volta adeguato Liferay 4 alla legge Stanca, si avrebbe una versione del prodotto completamente al di fuori della road map del portale open source e che andrebbe manutenuta ed evoluta con costi industriali probabilmente superiori a quelli della semplice acquisizione di prodotti buy.

La soluzione? Probabilmente può venire proprio dalle grandi società come Telecom Italia che, forti delle loro disponibilità e della loro organizzazione, dovrebbero attivarsi per promuovere e finanziare community di sviluppo italiane interessate alla condivisione delle problematiche locali in fase di customizzazione del software open source.

Un’altra strada potrebbe essere quella di adoperarsi a livello politico per fare in modo che quello dell’usabilità diventi un paradigma condiviso a livello internazionale le cui particolarizzazioni regionali siano architetturalmente definibili come file di configurazione esterni senza intaccare la struttura stessa del codice.
Ma questa, come tutte le istanze che richiedono il coinvolgimento della politica a livelli internazionali, pur essendo la soluzione principe, non è semplice da raggiungere.

Al momento, questa questione, rappresenta un forte, se non il principale, ostacolo, alla diffusione dell’utilizzo dell’open source nel nostro paese.

Autore: Comandante Nebbia

Facebook e la pubblicità

lunedì, febbraio 23rd, 2009

segnalazione:

Facebook è un social network il cui valore è inestimabile sia per le sue potenzialità ma soprattutto per la sua valenza estremamente concreta. La vera forza è l’affezione che lo muove: vi sono persone che qui mettono la faccia e che attraverso questo strumento si esprimono (soprattutto nel proprio profilo), si incontrano (creano, formano e aderiscono a gruppi tematici), hanno la possibilità di valutare e reperire informazioni su eventi e iniziative che gli interessano veramente (calendari) ai quali sono affezionati. Sincera affezione, quindi emotività e sentimenti: ovvero quel plus che le aziende cercano, del quale hanno bisogno ma che da sole non possono offrire perché facendo business non hanno credibilità. La credibilità la dà la popolarità e Facebook è popolare perché è ricco di persone che dall’individualità si uniscono in gruppi che attestano il valore di cose e persone. Così le rendono popolari.

Ognuno è attore consapevole, messo in condizione di valutare ed aderire a gruppi autonomamente o sulla base della fiducia riposta nelle persone che conosce e frequenta abitualmente.
Facebook deve la sua forza anche alla capacità di racchiudere in sé gli ingredienti salienti della vita: i rapporti umani (le amicizie), il divertimento (i video esilaranti) e la sfera professionale universitaria e post.
Per questo sta diventando sempre più mezzo di divulgazione mirata di iniziative anche aziendali sotto svariate forme:

- In Facebook assistiamo al fenomeno del “culto” di oggetti cult, status symbol carichi di significato e rappresentativi di un intero mondo, postati ed elevati non dalle aziende ma dagli stessi consumatori-adoratori spesso impossibilitati al vero consumo. Qui dichiarano il loro amore e la loro affezione a borse di Gucci o Luis Vuitton che non possono permettersi; piuttosto che a simboli di un’epoca passata come il giradischi portatile o l’Olivetti Valentine

- Facebook si presta alla pubblicità provocatoria. È il caso di Whopper: l’hamburger feticcio della catena Burger King, ha sempre potuto contare su una pubblicità piuttosto aggressiva. Ma questa le batte tutte: se rinunci a 10 amici su Facebook, ti regala un panino. Non male, EH?” (tratto da GQ n°113 di febbraio 2009)

- In Facebook assistiamo al reclutamento-aggragazione di partecipanti a eventi o concorsi aziendali. È il caso del concorso di progettazione grafico-industriale Glass Decorating today indetto da Decorazione Vetro Petenà e rivolto a giovani designer chiamati a testimoniare attraverso il design di oggi la possibilità di innovare un’antichissima tecnica di decorazione del vetro veneziano.
Il reclutamento è mirato e avviene attraverso gli inviti a partecipare postati su gruppi di studenti o ex studenti di università specialistiche del design, quali lo IUAV

- In Facebook si attinge materiale per il giornalismo captando chiacchiere, o estrapolandone statistiche su popolarità di cose e persone. Ad esempio un blogger può radunare estimatori e fan per renderli partecipi di una prossima intervista- scoop. Ad esempio si può “sfruttare” la curiosità e la voglia di spettegolare ricompensandola con un senso di appartenenza ad un gruppo esclusivo e di nicchia, creando un gruppo privato (per farne parte e quindi conoscerne il contenuto occorre fare domanda ed essere accettati dall’amministratore) quasi fosse un club, una confraternita. È il caso di titolo Gossip Volley che sarà la fonte di chiacchiere (anche segnalazioni private a tu per tu con l’amministratore) opportunamente filtrare e verificate che andranno a rimpinguare il blog di riferimento www.gossipvolley.it

- In Facebook si raccolgono adesioni a eventi ludici e sportivi quali ad esempio tornei di beach volley sulla spiaggia. Il gruppo Jump on the beach è punto di riferimento per i partecipanti dove si formano squadre e dove ci si scambia informazioni su logistica della trasferta a Jesolo (www.jumponthebeach.com ) in previsione dell’evento. Ma sarà anche il mezzo di scambio di video, foto e contatti post evento. Attraverso il gruppo le amicizie che si formeranno sulla sabbia avranno modo di continuare ad evolvere!

Quest’ultimo caso evidenzia soprattutto come sempre più spesso i siti aprano e rimandino ad una proprio gruppo su Facebook così da sfruttarne le caratteristiche di usabilità nell’interazione e aggregazione, venendo incontro all’utente che usa abitualmente questo strumento. Sarebbe ben più pretenzioso credere e volere che a evento concluso l’utente tornasse sistematicamente magari sul sito di riferimento, come si dice: “Passato il Santo, passato il miracolo!”

Anna Rado
mercatoglobale .com

Domini dot tel: sempre più reperibili…

lunedì, febbraio 23rd, 2009

Su approvazione dell’Icann, l’ente che si occupa di assegnare gli indirizzi IP, è nato il dominio .tel. Lo scopo è quello di offrire uno spazio riconoscibile universalmente che consenta alle persone di gestire con maggiore facilità i dati necessari alla propria reperibilità: numeri telefonici di casa, di cellulare, dell’ufficio, indirizzi di posta privata e di lavoro, numeri VoIP, etc.
Grazie al dominio .tel, sarà possibile, mediante cellulare o pc, trovare una risposta alla richiesta di qualsiasi informazione, commerciale oppure privata.

Le persone si spostano e sempre più spesso cambiano lavoro, numeri telefonici e indirizzi di posta elettronica. La propria reperibilità fisica e virtuali si affida quindi a una quantità sempre maggiore di dati, non ultimi i parametri di accesso ai siti di social networkink come Facebook, MySpace, Twitter e MSN.
Il nuovo dominio .tel fornisce una soluzione rapida per avere tutti i contatti a portata di mouse o di cellulare. Chiunque cambi attività, o ne aggiunga altre a quelle che possiede, potrà aggiornare il telefono di lavoro, l’indirizzo e-mail e i propri dati con semplici mosse, accedendo al proprio spazio .tel. Ma .tel è anche un aiuto fuori casa, consentendo di raggiungere informazioni relative a esercizi commerciali, strutture turistiche, aziende e così via.
Si tratta del primo dominio di primo livello che utilizza il servizio DNS (Data Source Name) in modo innovativo, come un archivio globale di dati. Grazie all’archiviazione dei dati direttamente sul DNS, .tel non necessita di siti web, assicurando agli utenti l’opportunità di comunicare in modo diretto, razionalizzando i costi.Su qualsiasi dispositivo collegato a Internet, basterà digitare per esempio hotel.tel per ottenere rapidamente le informazioni desiderate su strutture e servizi turistici, senza dover attendere il tempo di caricamento di una normale pagina web, con benefici in termini di costi.

fonte PCWORLD.IT

Vuoi divertirti ad organizzare il tuo tempo?…Remember the Milk!!!

martedì, novembre 4th, 2008

Un modo davvero facile, divertente e “a-gratis” per organizzare i nostri nodi al fazzoletto!
Remember the Milk uno srtumento dall’interfaccia intuitiva che rende semplice la gestione di attività, impegni e ricorrenze…consigliato a tutti coloro che vivono nel mondo fatato, a quelli sulle nuvole e a tutti quelli che, nonostante tutto, dicono sempre: “Azz! Mi sono dimenticato!” (e lo so che siamo in tanti è inutile nascondersi sotto il banco!).

Ma passiamo al dunque:
la creazione, organizzazione e gestione di liste, tag e promemoria è una vera goduria per gli amanti di queste diavolerie; per i “cumenda” della situazione, la possibilità di localizzare le proprie attività ed appuntamenti attraverso le mappe che aiuteranno nei percorsi e nell’identificazione della zona e l’accessibilità attraverso i sistemi mobile; per quelli dall’animo 2.0 la possibilità di condivisione con tutti i propri contatti e interfacciarsi con i già noti Apple iCal e Google Calendar.

Ma vi ho convinto? No? Allora provatevelo da soli!!!… :P
www.rememberthemilk.com

Fuori dalle “falle”!

giovedì, ottobre 23rd, 2008

Durante gli ultimi anni si e’ verificata un’ampia diffusione di applicazioni web quali forum, blog, guestbook, cms, portali.

Queste applicazioni, molto spesso gratuite, sono diventate oggetto di attenzione non solo degli utilizzatori, ma anche di persone malintenzionate che sono alla continua ricerca di falle di sicurezza delle applicazioni stesse. Una volta scoperta una falla e’ infatti molto facile sfruttarla per danneggiare tutti coloro che utilizzano quella stessa applicazione, a volte violando anche decine di migliaia di siti in una sola volta a livello mondiale.

In genere queste falle di sicurezza permettono di modificare il contenuto del sito (ad esempio cambiandone la home page), oppure di renderlo semplicemente non visibile, oppure di usarlo per diffondere contenuti illegali.

Inoltre e’ buona norma mantenere aggiornato il sistema operativo del proprio pc e proteggerlo con un software firewall ed un software antivirus e di fare attenzione a messaggi e-mail contenenti allegati sospetti o richieste di password di accesso a conti correnti o similari (phishing).

In questo modo si proteggono tutte le proprie password, inclusa quella di gestione della propria e-mail o del proprio sito web. [...]

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Caro "vecchio" web…

giovedì, ottobre 23rd, 2008

Un interessante articolo di Rafe Needleman, redattore per Webware di CNET News, mette in luce gli aspetti più obsoleti che nelle interfacce web tardano a scomparire. Alcune abitudini, configurazioni o impostazioni grafiche, di quella che possiamo definire la preistoria di Internet, sono ancora attuali e nonostante il Web 2.0 sembra non abbiano alcuna voglia di tramontare. [...]

I progressi nel website design sono ovvi e nessuno nega che attualmente la grafica delle pagine non sia paragonabile a quella degli anni ‘90; oggi il web design è un’arte pluridisciplinare, che combina l’Internet communication con la grafica, la creatività e la semplicità, l’analisi delle performance, ecc., cioè un connubio di discipline che in alcuni casi ha portato a risultati eccezionali. Ma non è questo il punto in discussione, quanto piuttosto la sfida dell’Internet mobile. Forse non tutti sono consapevoli dell’evoluzione in corso, che promuoverà la sempre più ampia diffusione dell’Internet mobile; gran parte delle interfacce che oggi popolano la Rete non potrà transitare così facilmente su dispositivi portatili e spesso esse non sono neppure abilitate al riconoscimento del dispositivo, che ha richiesto la pagina. [...]

Tratto da un articolo di Cristina Rovetti
programmazione.it

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