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Ifttt.com: automatizzare i social media – piccoli strumenti sociali che semplificano la vita online | Ambito5

Ogni tanto compare su Internet un servizio a prima vista poco sensazionale, che però risponde in modo perfetto a un bisogno sentito dalla maggioranza delle persone. Uno di quei piccoli e rari colpi di genio destinati a cambiare il modo in cui usiamo internet e i social media.


Tre anni fa Dropbox cambiò per sempre il modo di archiviare e condividere online i file, consentendo di mantenere una serie di cartelle sempre sincronizzate tra computer diversi. Oggi quasi tutte le persone con cui ho a che fare in Rete lo usano con grande soddisfazione.

Nelle ultime settimane si parla molto di Ifttt.com, uno strumento che consente di programmare azioni specifiche su diversi servizi web molto diffusi, in base a una logica di tipo IF… THEN…, ovvero “se nel servizio che ho scelto si verifica questa condizione, compi questa azione su un altro dei servizi disponibili”. E’ comprensibile, è semplice, è utile: le tre caratteristiche del successo. In due minuti si è in grado di progettare azioni come “quando qualcuno si iscrive al mio twitter, ringrazialo automaticamente” o “quando scrivo un nuovo post, pubblicalo sul seguente social network”. Ma anche “se domani è prevista pioggia mandami una mail” o “quando ti mando un sms, fammi una telefonata per potermi sganciare da uno scocciatore”.Ifttt.com si basa sulle API dei servizi gratuiti più usati in Rete Gmail, Facebook, Twitter, Flickr, Dropbox, Instagram, Evernote e consente persino di inviare e ricevere automaticamente SMS e telefonate per ora solo negli Usa.

Non solo un modo gradevole e immediato di programmare azioni ricorrenti e noiose sui social media, ma un mondo di automatizzabilità che ci si apre sui servizi che usiamo più frequentemente. Da provare.

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PEC – posta certificata


Il (art.16- comma 6), prevede per le imprese costituite in forma societaria di dotarsi di una casella PEC

La Posta Elettronica Certificata (PEC) è il sistema che consente di inviare e-mail con valore legale equiparato ad una raccomandata con ricevuta di ritorno, come stabilito dalla vigente normativa (DPR 11 Febbraio 2005 n.68).


Benché il servizio PEC presenti forti similitudini con la tradizionale Posta Elettronica, è doveroso dare risalto alle caratteristiche aggiuntive, tali da fornire agli utenti la certezza – a valore legale – dell’invio e della consegna (o della mancata consegna) delle e-mail al destinatario.
La Posta Elettronica Certificata ha il medesimo valore legale della raccomandata con ricevuta di ritorno con attestazione dell’orario esatto di spedizione.
Inoltre, il sistema di Posta Certificata, grazie ai protocolli di sicurezza utilizzati, è in grado di garantire la certezza del contenuto non rendendo possibili modifiche al messaggio, sia per quanto riguarda i contenuti che eventuali allegati.

La Posta Elettronica Certificata garantisce – in caso di contenzioso – l’opponibilità a terzi del messaggio.

Il termine “Certificata” si riferisce al fatto che il gestore del servizio rilascia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio ed eventuali allegati. Allo stesso modo, il gestore della casella PEC del destinatario invia al mittente la ricevuta di avvenuta consegna.

I gestori certificano quindi con le proprie “ricevute” che il messaggio:

  • E’ stato spedito
  • E’ stato consegnato
  • Non è stato alterato

In ogni avviso inviato dai gestori è apposto anche un riferimento temporale che certifica data ed ora di ognuna delle operazioni descritte. I gestori inviano ovviamente avvisi anche in caso di errore in una qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. Nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte, conservata dal gestore per 30 mesi, consentirà la riproduzione, con lo stesso valore giuridico, delle ricevute stesse.

Privilegiando l’utilizzo del servizio PEC rispetto ai tradizionali strumenti di comunicazione (quali fax e raccomandate), si avrà un notevole risparmio di tempo e denaro, ottenuto dal costo fisso della Casella Pec, indipendente dalla quantità/dimensione dei messaggi spediti e/o ricevuti.

Alcuni esempi di utilizzo:

  • Privati che vogliono evitare spese e code per l’invio delle proprie raccomandate
  • Aziende che desiderano sostituire la posta cartacea per semplificare i rapporti con clienti e fornitori
  • Enti pubblici che devono inviare comunicazioni ufficiali verso altri Enti o verso i cittadini
  • Inoltro di circolari e direttive
  • Integrazione delle trasmissioni certificate in software gestionali, paghe e stipendi, protocollo, gestori documentali, workflow
  • Invio e ricezione di ordini, contratti, fatture
  • Convocazioni di Consigli, Assemblee, Giunte
  • Gestione di gare di appalto
  • Privati ed aziende che devono inviare documenti alla Pubblica Amministrazione (accertamento tributario, etc.)

Per info: www.espritnouveau.com
 

LIBRERIA STRATEGICA – libreria online per webmaster e webdesign

Libreria Strategica è una libreria online dedicata alle strategie di Management, alla comunicazione, al successo personale e al mondo di Internet (per webmasters, webdesigners, webwriters).

Si propone l’obiettivo di fornire la più vasta scelta specializzata sui libri e manuali che trattano questi temi.

Il magazzino e gli uffici di Libreria Strategica si trova a Bellaria (Rimini).

Libreria Strategica Srl, Via San Mauro 55 – 47814 Bellaria (Rimini) – P.Iva 03761100407

Tel. (+39) 0541 341058 – Fax. (+39) 0541 341058 – email: info@libreriastrategica.it

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Se le comunicazioni sono irrilevanti danneggiano l’immagine aziendale | Comunicazione Pubblicitaria | Draft.it – Grafica Pubblicitaria e Comunicazione

Se le comunicazioni sono irrilevanti danneggiano l’immagine aziendale | Comunicazione Pubblicitaria | Draft.it – Grafica Pubblicitaria e Comunicazione.

Business Network: chi mi da reali vantaggi? … dite la vostra!

Web 2.0, globalizzazione, social network, viral marketing non sono più solo parole che riempiono la bocca ma una realtà concreta con la quale ogni attività per fare business, per acquisire nuovi clienti, per diffondere il proprio marchio deve conoscere ed utilizzare.

Sono presente, con il mio profilo, sui principali social network presenti in rete ( Neurona prima ora XING, Viadeo, Linkedin, Facebook, Twitter…) e da quasi un anno sono membro attivo di BNI, un business network che ha saputo unire i vantaggi che la rete offre con quelli della comunità locale, infatti sta diffondendo i suoi “capitoli” in tutto il mondo … se ne sta sentendo timidamente parlare anche in Italia.

Sebbene  l’utilità di comparire e utilizzare lo strumento, mi risulta evidente … vuoi anche perchè fa parte del “marketing aziendale”, e quindi del mio lavoro … non è così per tutti; sono ancora molti, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, venditori e chi più ne ha, che hanno ancora molta diffidenza nel giudicare, “questi”, come strumenti professionali di promozione.

Sentirmi dire: “sono contro al profilo su facebook, la mia posizione non me lo permette” equivale quindi a: “sono contro ad avere il sito aziendale perchè su internet c’è il porno, la pedofilia, le truffe …”, ha senso? Non è certo lo strumento che si utilizza a fare la differenza ma COME lo si utilizza! (C’è una bella differenza tra usare facebook per giocare tutto il tempo a FARMVILLE o avere la propria pagina professionale per promuovere la propria attività, professionalità, servizi sul sito più popolato a livello mondiale!) … o no?

A tal proposito una lettura interessante già apparsa sul nostro blog:
Osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

Sulla base di tutto quanto detto e date le numerose discussioni che mi ritrovo a fare in ambito lavorativo e non, mi piacerebbe che fossero gli stessi “utilizzatori professionali” a parlarne e a fornire la propria testimonianza, evidenziando quelli che offrono maggiori servizi di business, quelli che hanno più ritorno e quelli per cui vale la pena anche di fare un piccolo investimento in termini di denaro.

A  voi…

Roberta Voiglio

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osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati

Milano, 8 giugno 2009Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare  sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.

Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di  primarie aziende italiane – fare e-business significa  principalmente avere un sito aziendale.

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per  comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.

E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.

Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business -  dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai  nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in  termini di profitti alle aziende che li adottano.

Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del  campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e  attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su  siti di social networking, etc.).

Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come  il mobile (sms).

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del  management aziendale  all’utilizzo degli strumenti di e-business,  c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze  interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità  offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es.  web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per  l’azienda”.

Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende  italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli  estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.

L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le  aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le  aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni  di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di  euro.

Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.

Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).

L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).

Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti delle-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati.

Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.

Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.

L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.

Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è  l’insoddisfazione per il servizi  offerti dai fornitori  di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.

I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.

Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.

PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE

Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.

68% società di proprietà italiana

32% filiali di multinazionali

51% Industria

25% Commercio

24% Altri servizi

40% fino a 50 milioni di fatturato

29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato

31% oltre i 300 milioni di fatturato

fonte http://www.ebitinnovation.com

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