Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati
Milano, 8 giugno 2009 – Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.
Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di primarie aziende italiane – fare e-business significa principalmente avere un sito aziendale.
A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.
E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.
Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business - dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in termini di profitti alle aziende che li adottano.
Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su siti di social networking, etc.).
Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come il mobile (sms).
Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del management aziendale all’utilizzo degli strumenti di e-business, c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).
“Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es. web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per l’azienda”.
Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.
“L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di euro”.
Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.
Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).
L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).
Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.
“Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti dell’e-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati”.
Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.
Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.
L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.
Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è l’insoddisfazione per il servizi offerti dai fornitori di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.
I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.
Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.
PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE
Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).
Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.
68% società di proprietà italiana
32% filiali di multinazionali
51% Industria
25% Commercio
24% Altri servizi
40% fino a 50 milioni di fatturato
29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato
31% oltre i 300 milioni di fatturato
fonte http://www.ebitinnovation.com