promozione

Pronto chi parla? “opt-out”


I dati personali presenti nella banche dati delle societa’ che praticano attivita’ di telemarketing, costituite sulla base di elenchi telefonici pubblici, potranno essere presto utilizzati per la promozione di prodotti o servizi, senza una preventiva richiesta di consenso.

Si tratta della principale conseguenza del DDL presentato alla Camera che, qualora venisse approvato, darebbe via libera al principio dell’“opt-out”, già sperimentato con esito non sempre felice in altri Paesi.

Con il termine opt-out ci si riferisce al concetto secondo cui il destinatario di una comunicazione commerciale non desiderata ha la possibilità di opporsi ad ulteriori invii per il futuro, attraverso il principio del silenzio-assenso. In pratica occorre necessariamente manifestare la propria volontà negativa ad essere destinatario di quel tipo di comunicazioni poiché il non pronunciarsi in merito equivarrebbe ad acconsentire ad ogni contatto.

L’emendamento inoltre propone di prorogare ancora la scadenza fissata per il prossimo 31 dicembre per l’utilizzo dei dati contenuti negli elenchi telefonici formati prima del 1° agosto del 2005 per finalità di telemarketing.

Va fatto notare che l’Autorità Garante per il trattamento dei dati personali ha più volte auspicato l’applicazione del principio diametralmente opposto a quello dell’opt-out ovvero quello dell’“opt-in” e cioè che sia l’utente a dover dare consenso preventivo qualora fosse interessato al telemarketing.

Fonte PubblicaAmministrazione.netyoubiz. imprese

L’Esprit Nouveau appoggia la campagna di Milc “contro i tagli alla comunicazione”

taglicom

Il Progetto


dal sito www.mettiamocilatesta.it

Aziende ed istituzioni vedono troppo spesso, specie nei momenti di difficoltà, la comunicazione di qualità come una spesa alla quale si può facilmente rinunciare, senza pensare al valore aggiunto che apporta alla loro realtà.
Milc, con la campagna “Mettiamoci la testa”, vuole sottolineare l’importanza di affidarsi a professionisti della comunicazione per supportare con creatività e strategia la crescita di aziende ed istituzioni.
Una campagna che non vuole limitarsi a parlare con una sola voce, ma stimolare tra i pubblicitari un coro di voci compatte: almeno per una volta ci piacerebbe vedere il nostro settore unito da un intento comune.
Per questo vi invitiamo ad accendere la vostra creatività, dando vita a proposte incentrate sul tema dei tagli alla comunicazione: inviateci campagne, foto, video o anche semplicemente una vostra idea scritta.
Mettiamoci insieme la testa, per dimostrare che la creatività e la strategia sono risorse a cui non si dovrebbe mai dare un taglio.

Sei Pubblicitario? Studente?

Partecipa anche tu!

BNI Capitolo Monviso – L’occasione per sviluppare il tuo business!

bni capitolo monviso saluzzo

BNI è un’organizzazione di professionisti ed imprenditori che ammette un solo rappresentante per ogni professione all’interno dei suoi Capitoli. Il solo e unico proposito di un Capitolo BNI è quello di generare maggiori affari per i suoi Membri.

BNI è l’Organizzazione di Referenze più vasta e di successo a livello mondiale;

L’Agenzia Pubblicitaria L’Esprit Nouveau presenta il sito BNI Capitolo Monviso (Saluzzo CN) che entra a far parte della rete di BNI Italia :

www.bni-capitolomonviso.com

La mia testimonianza:

“Sucessivamente alla curiosità che mi ha spinta la prima volta a partecipare ad un incontro di BNI è subentrata una certezza: cogliere un’opportunità per lo sviluppo della mia attività in termini di business. Occupandomi di marketing e promozione pubblicitaria per professione, non mi è stato difficile capire la filosofia di quest’ organizzazione; la strategia più efficace e meno costosa per sviluppare nuovi clienti è da sempre lo scambio di referenze e l’intreccio di conoscenze professionali.

Nel web gli intrecci sono senza frontiere, i social network ci hanno abituati a contatti professionali senza confini ma tante attività hanno bisogno di sviluppare conoscenze locali; l’idea del networking diretto e strutturato è decisamente efficace per il proprio business.”

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osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati

Milano, 8 giugno 2009Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare  sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.

Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di  primarie aziende italiane – fare e-business significa  principalmente avere un sito aziendale.

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per  comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.

E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.

Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business -  dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai  nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in  termini di profitti alle aziende che li adottano.

Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del  campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e  attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su  siti di social networking, etc.).

Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come  il mobile (sms).

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del  management aziendale  all’utilizzo degli strumenti di e-business,  c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze  interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità  offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es.  web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per  l’azienda”.

Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende  italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli  estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.

L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le  aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le  aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni  di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di  euro.

Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.

Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).

L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).

Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti delle-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati.

Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.

Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.

L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.

Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è  l’insoddisfazione per il servizi  offerti dai fornitori  di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.

I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.

Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.

PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE

Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.

68% società di proprietà italiana

32% filiali di multinazionali

51% Industria

25% Commercio

24% Altri servizi

40% fino a 50 milioni di fatturato

29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato

31% oltre i 300 milioni di fatturato

fonte http://www.ebitinnovation.com

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Come inserire un sito nel nuovo motore di ricerca by microsoft: bing

bing il nuovo motore di ricerca by Microsoft nasce per sostituire il vecchio Live Search.

Ma come posso fare l’AddURL del mio sito? Andando alll’indirizzo Invio URL di Bing .

Si devono digitare le lettere che compaiono nell’immagine captcha e inserire l’indirizzo del proprio sito web. Basta la sola url principale in quanto le altre pagine del sito verranno automaticamente indicizzate dal Bot.

http://www.bing.com/docs/submit.aspx

CRM (customer relationship management): prima la strategia e dopo il software!

Il concetto di Customer relationship management (termine inglese spesso abbreviato in CRM) è legato al concetto di fidelizzazione dei clienti.

In un’impresa “Market-oriented” il mercato non è più rappresentato solo dal cliente ma dall’ambiente circostante, con il quale l’impresa deve stabilire relazioni durevoli di breve e lungo periodo, tenendo conto dei valori dell’individuo/cliente, della società e dell’ambiente. Quindi l’attenzione verso il cliente è cruciale e determinante. Per questo motivo il marketing management deve pianificare e implementare apposite strategie per gestire una risorsa così importante.

Il CRM si spinge sostanzialmente secondo tre direzioni differenti e separate:

  1. L’acquisizione di nuovi clienti (o “clienti potenziali”)
  2. L’aumento delle relazioni con i clienti più importanti (o “clienti coltivabili”)
  3. La fidelizzazione più longeva possibile dei clienti che hanno maggiori rapporti con l’impresa (definiti “clienti primo piano”)

Alcune aziende cercano di non tenere conto di clienti che hanno poca importanza (definiti in gergo “clienti sotto-zero”) e attuano delle implicite tecniche definite, sempre gergalmente, come “Demarketing”.

Il CRM si articola comunemente in 3 tipologie:

  1. CRM operativo: soluzioni metodologiche e tecnologiche per automatizzare i processi di business che prevedono il contatto diretto con il cliente.
  2. CRM analitico: procedure e strumenti per migliorare la conoscenza del cliente attraverso l’estrazione di dati dal CRM operativo, la loro analisi e lo studio revisionale sui comportamenti dei clienti stessi.
  3. CRM collaborativo: metodologie e tecnologie integrate con gli strumenti di comunicazione (telefono, fax, e-mail, ecc.) per gestire il contatto con il cliente.

L’errore più comune in cui ci si imbatte quando si parla di Customer Relationship Management è quello di equiparare tale concetto a quello di un software. Il CRM non è una semplice questione di marketing né di sistemi informatici, bensì si avvale, in maniera sempre più massiccia, di strumenti informatici o comunque automatizzati, per implementare il management. Il CRM è un concetto strettamente legato alla strategia, alla comunicazione, all’integrazione tra i processi aziendali, alle persone ed alla cultura, che pone il cliente al centro dell’attenzione sia nel caso del business-to-business sia in quello del business-to-consumer.

Le applicazioni CRM servono a tenersi in contatto con la clientela, a inserire le loro informazioni nel database e a fornire loro modalità per interagire in modo che tali interazioni possano essere registrate e analizzate.

Prima di seguire la strada del CRM ogni azienda deve essere consapevole che:

  • bisogna investire prima in strategia, organizzazione e comunicazione, solo dopo nella tecnologia. La scelta del software non ha alcun effetto sulla probabilità di successo. Ciò non implica che i software siano tutti uguali, ma significa solo che nessun software porterà al successo un progetto sbagliato.
  • il CRM è adatto sia a quelle aziende che cercano un Return on investment (ROI) veloce sia a quelle che curano il processo di fidelizzazione e l’aumento del Lifetime value (LTV) dei clienti che richiede del tempo.

Innanzitutto occorre tenere presente che esistono differenti strumenti e diversi livelli di integrazione per quanto riguarda i sistemi di CRM. Un ottimo sistema CRM comprende una serie di infrastrutture sia a livello di front office (nella relazione con l’esterno vera e propria), sia a livello di back office, per analizzare e misurare dati e i risultati raggiunti, però altrettanto vero è che per cercare una relazione con il proprio cliente non occorrono sempre software complicati.

Molti sono gli strumenti a disposizione delle singole imprese al fine di instaurare con il cliente un rapporto individuale, ad esempio:

  • chat online;
  • forum di discussione;
  • una banca dati contenente le risposte alle domande più frequentemente poste dagli utenti (FAQ);
  • un indirizzo e-mail a cui rivolgersi;
  • servizi informativi forniti anche su altri strumenti (come SMS da inviare al proprio cellulare, o l’utilizzo della tecnologia WAP)
  • Ticket on-line per la segnalazione di problemi o per la richiesta di assistenza;
  • Tracciamento interno di ogni comunicazione “da” e “per” il cliente;
  • Preventivi e Fatture rivolte al cliente;
  • Storia dei pagamenti effettuati dal cliente;
  • Analisi della navigazione, per utenti profilati, con l’ausilio di web analyzer.

Gli strumenti a disposizione sono tanti, inoltre Internet e gli strumenti che offre possono essere considerati un valido ed essenziale completamento per instaurare e migliorare il rapporto con la propria clientela; importante è individuare quali, fra tanti, l’impresa reputa migliori strumenti per la propria clientela.

Inoltre non bisogna dimenticare che necessari non sono solo gli investimenti inerenti alla tecnologia, ma soprattutto quelli in termini di risorse umane. È vero che la gestione delle informazioni viene automatizzata, ma è anche vero che la componente umana resta un elemento determinante.

fonte wikipedia

PROMOTION magazine: il punto di riferimento della comunicazione below the line


Promotion Magazine è il periodico per chi si occupa di marketing relazionale (concorsi e raccolte a premi, incentivi, direct marketing, gadget, merchandising, comunicazione sul punto di vendita, eventi). È nato nel 1991 è rappresenta il punto di riferimento della comunicazione below the line.

Con 7 uscite all’anno e 4 numeri speciali monotematici, una diffusione media a numero certificata di oltre 21.000 copie, informa il pubblico professionale sulle strategie di comunicazione e promozione al consumo e al trade, attraverso il presidio di tutte le aree di marketing (direct, loyalty, field, event, ambient, digital, retail…), presentando case history, approfondimenti sui fidelity program (in particolare di gdo e benzine) con il commento di specialisti, monitorando periodicamente gli investimenti in store delle aziende del largo consumo, l’attività promozionale (analisi quali-quantitativa sui concorsi e le raccolte a premi), analizzando la filiera produttore/importatore-distributore-rivenditore-utente di articoli promozionali, dedicando approfondimenti al tessile promozionale (abbigliamento, macchinari e servizi per la personalizzazione).
Un periodico prestigioso – come pure ha evidenziato uno studio sui lettori svolto nel 2006 dall’Università di Udine che assegna a Promotion magazine il voto più alto tra le testate di comunicazione – che raggiunge all’anno oltre 70.000 manager che vogliono essere aggiornati sugli scenari del marketing e sui mercati.

PROMOTION magazine

Come ottimizzare il nostro sito web

I principali mezzi che portano flusso di visitatori ad un sito web sono i motori di ricerca e le directory, quindi è di fondamentale importanza essere presenti nei loro indici e, ancora più importante, riuscire ad essere, nei risultati delle ricerche, nei primi posti, possibilmente nella prima pagina di risultati, perchè è praticamente inutile essere al trentesimo o cinquantesimo posto, infatti le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli utenti, che utilizzano i motori di ricerca, si fermano alla prima pagina di risultati o al massimo alla seconda. Ci sono svariati metodi per scalare questi indici ed arrivare ai primi posti, il più veloce è pagare per inclusioni ed indicizzazioni personalizzate negli indici dei motori di ricerca, ma che si paghi o no, il modo in cui è fatto un sito gioca un ruolo di fondamentale importanza; vediamo alcuni accorgimenti che possono aumentare visibilmente la raggiungibilità e la popolarità di un sito web, anche se non si vuole o non si può pagare per avere un posto privilegiato nei motori di ricerca.

Questa guida presuppone che si conoscano già almeno le basi dell’html.

Leggi la guida di Mauro Pierluigi

enjob.[EN]zine

Il note-blog dell'Agenzia: EN"job" il nostro lavoro, EN"zine" le notizie.
La comunicazione a 360° in pillole e riflessioni raccolte in un taccuino d'Agenzia.

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