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Google ricorda Il Codice a Barre

mercoledì, ottobre 7th, 2009

Google ci ricorda che oggi è il giorno dell’invenzione del Codice a Barre.

da wikipedia: L’idea dei codici a barre fu sviluppata da Norman Joseph Woodland e Bernard Silver, all’epoca studenti di ingegneria dell’Università di Drexel. Il 7 ottobre 1948 l’idea nacque dopo aver ascoltato le esigenze di automatizzare le operazioni di cassa da parte del presidente di un’azienda del settore alimentare.

Una delle prime idee era stata quella di utilizzare il Codice Morse stampato ed esteso in senso verticale, realizzando così barre strette e barre larghe. In seguito utilizzarono dei codici a barre ovali e brevettarono la loro invenzione.

I primi tentativi di riconoscere i codici a barre con un fotomoltiplicatore originariamente utilizzato per la lettura ottica delle bande audio dei film non ebbero successo: l’eccessivo rumore dei dispositivi termoionici, il calore generato dalla lampada utilizzata per l’illuminazione e il peso risultante dall’insieme erano ostacoli insormontabili.

Il successivo sviluppo della tecnologia laser permise ai lettori di essere costruiti a prezzi più accessibili e lo sviluppo dei circuiti integrati permise la decodifica vera e propria dei codici. Silver morì nel 1963 a soli 38 anni, prima di vedere le numerose applicazioni pratiche del suo brevetto.

Nel 1972, un grande magazzino di Cincinnati fece degli esperimenti con un lettore con l’aiuto della RCA, ma i codici a barre ovali si macchiavano facilmente o si producevano delle sbavature durante la stampa, per cui l’esperimento fu un insuccesso. Nel frattempo, Woodland sviluppò presso IBM i codici a barre lineari, che furono adottati il 3 aprile 1973 con il nome UPC (Universal Product Code). Il 26 giugno 1974 presso un supermarket a Troy, nell’Ohio, il primo prodotto (un pacchetto di gomme americane) veniva venduto utilizzando un lettore di codici a barre. Quel pacchetto di gomme si trova ora nello Smithsonian’s National Museum of American History.

Nel 1992, Woodland ha ricevuto dal presidente americano George H. W. Bush la Medaglia Nazionale per la Tecnologia.

barcode_c1.gif

Ho voluto citarlo in quanto il codice a barre è uno dei simboli grafici più usati e sfruttati nell’ambito della comunicazione visiva.

L’Esprit Nouveau appoggia la campagna di Milc “contro i tagli alla comunicazione”

martedì, ottobre 6th, 2009

taglicom

Il Progetto

dal sito www.mettiamocilatesta.it

Aziende ed istituzioni vedono troppo spesso, specie nei momenti di difficoltà, la comunicazione di qualità come una spesa alla quale si può facilmente rinunciare, senza pensare al valore aggiunto che apporta alla loro realtà.
Milc, con la campagna “Mettiamoci la testa”, vuole sottolineare l’importanza di affidarsi a professionisti della comunicazione per supportare con creatività e strategia la crescita di aziende ed istituzioni.
Una campagna che non vuole limitarsi a parlare con una sola voce, ma stimolare tra i pubblicitari un coro di voci compatte: almeno per una volta ci piacerebbe vedere il nostro settore unito da un intento comune.
Per questo vi invitiamo ad accendere la vostra creatività, dando vita a proposte incentrate sul tema dei tagli alla comunicazione: inviateci campagne, foto, video o anche semplicemente una vostra idea scritta.
Mettiamoci insieme la testa, per dimostrare che la creatività e la strategia sono risorse a cui non si dovrebbe mai dare un taglio.

Sei Pubblicitario? Studente?

Partecipa anche tu!

BNI Capitolo Monviso – L’occasione per sviluppare il tuo business!

lunedì, settembre 28th, 2009

bni capitolo monviso saluzzo

BNI è un’organizzazione di professionisti ed imprenditori che ammette un solo rappresentante per ogni professione all’interno dei suoi Capitoli. Il solo e unico proposito di un Capitolo BNI è quello di generare maggiori affari per i suoi Membri.

BNI è l’Organizzazione di Referenze più vasta e di successo a livello mondiale;

L’Agenzia Pubblicitaria L’Esprit Nouveau presenta il sito BNI Capitolo Monviso (Saluzzo CN) che entra a far parte della rete di BNI Italia :

www.bni-capitolomonviso.com

La mia testimonianza:

“Sucessivamente alla curiosità che mi ha spinta la prima volta a partecipare ad un incontro di BNI è subentrata una certezza: cogliere un’opportunità per lo sviluppo della mia attività in termini di business. Occupandomi di marketing e promozione pubblicitaria per professione, non mi è stato difficile capire la filosofia di quest’ organizzazione; la strategia più efficace e meno costosa per sviluppare nuovi clienti è da sempre lo scambio di referenze e l’intreccio di conoscenze professionali.

Nel web gli intrecci sono senza frontiere, i social network ci hanno abituati a contatti professionali senza confini ma tante attività hanno bisogno di sviluppare conoscenze locali; l’idea del networking diretto e strutturato è decisamente efficace per il proprio business.”

osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

lunedì, luglio 13th, 2009

Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati

Milano, 8 giugno 2009Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare  sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.

Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di  primarie aziende italiane – fare e-business significa  principalmente avere un sito aziendale.

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per  comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.

E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.

Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business -  dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai  nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in  termini di profitti alle aziende che li adottano.

Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del  campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e  attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su  siti di social networking, etc.).

Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come  il mobile (sms).

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del  management aziendale  all’utilizzo degli strumenti di e-business,  c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze  interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità  offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es.  web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per  l’azienda”.

Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende  italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli  estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.

L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le  aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le  aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni  di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di  euro.

Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.

Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).

L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).

Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti delle-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati.

Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.

Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.

L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.

Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è  l’insoddisfazione per il servizi  offerti dai fornitori  di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.

I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.

Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.

PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE

Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.

68% società di proprietà italiana

32% filiali di multinazionali

51% Industria

25% Commercio

24% Altri servizi

40% fino a 50 milioni di fatturato

29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato

31% oltre i 300 milioni di fatturato

fonte http://www.ebitinnovation.com

FLOGOS | guarda in alto e fai volare il tuo brand!

venerdì, luglio 10th, 2009

FLOGOS, distribuito in esclusiva da DELTA PLAIN, è una nuvola artificiale che può assumere la forma che si desidera diventando una vera e propria nuvola-brandizzata volante.

Per maggiori Informazioni

FLOGOS-ITALIA.COM

nuovo e utile: teorie e pratiche della creatività

mercoledì, giugno 10th, 2009

Nuovo e utile è un sito per la divulgazione di teorie e pratiche della creatività e non ha scopo di lucro.

NeU vuole trasmettere una visione della creatività come stile di pensiero orientato a produrre risultati originali ed efficaci.
Vuole far conoscere informazioni e strumenti di buona qualità, utili per pensare e progettare in modo innovativo. NeU si rivolge a professionisti, docenti, studenti, ricercatori, e a chi ha un particolare interesse per le teorie e le pratiche della creatività.

italiano

Domini dot tel: sempre più reperibili…

lunedì, febbraio 23rd, 2009

Su approvazione dell’Icann, l’ente che si occupa di assegnare gli indirizzi IP, è nato il dominio .tel. Lo scopo è quello di offrire uno spazio riconoscibile universalmente che consenta alle persone di gestire con maggiore facilità i dati necessari alla propria reperibilità: numeri telefonici di casa, di cellulare, dell’ufficio, indirizzi di posta privata e di lavoro, numeri VoIP, etc.
Grazie al dominio .tel, sarà possibile, mediante cellulare o pc, trovare una risposta alla richiesta di qualsiasi informazione, commerciale oppure privata.

Le persone si spostano e sempre più spesso cambiano lavoro, numeri telefonici e indirizzi di posta elettronica. La propria reperibilità fisica e virtuali si affida quindi a una quantità sempre maggiore di dati, non ultimi i parametri di accesso ai siti di social networkink come Facebook, MySpace, Twitter e MSN.
Il nuovo dominio .tel fornisce una soluzione rapida per avere tutti i contatti a portata di mouse o di cellulare. Chiunque cambi attività, o ne aggiunga altre a quelle che possiede, potrà aggiornare il telefono di lavoro, l’indirizzo e-mail e i propri dati con semplici mosse, accedendo al proprio spazio .tel. Ma .tel è anche un aiuto fuori casa, consentendo di raggiungere informazioni relative a esercizi commerciali, strutture turistiche, aziende e così via.
Si tratta del primo dominio di primo livello che utilizza il servizio DNS (Data Source Name) in modo innovativo, come un archivio globale di dati. Grazie all’archiviazione dei dati direttamente sul DNS, .tel non necessita di siti web, assicurando agli utenti l’opportunità di comunicare in modo diretto, razionalizzando i costi.Su qualsiasi dispositivo collegato a Internet, basterà digitare per esempio hotel.tel per ottenere rapidamente le informazioni desiderate su strutture e servizi turistici, senza dover attendere il tempo di caricamento di una normale pagina web, con benefici in termini di costi.

fonte PCWORLD.IT

Ecological marketing per Green consumers

giovedì, dicembre 18th, 2008

In base alla definizione coniata dall’American Marketing Association, il Marketing Verde è il marketing dei prodotti con minore impatto sull’ambiente. Il marketing verde (o Green Marketing) può essere realizzato dalle aziende nel processo produttivo, nei prodotti, nelle scelte di packaging oppure tramite sostenendo iniziative a tutela dell’ambiente. Nel marketing verde prevale la comunicazione. Le aziende che ricorrono al marketing verde possono far leva sulla clientela sensibile ai problemi ambientali, definita Green Consumer, la quale terrà in conto per le proprie scelte non più soltanto il prezzo o la qualità del bene/servizio ma anche il valore etico del produttore. E’ quindi molto importante che il Green Marketing sia accompagnato da un’adeguata informazione e comunicazione a riguardo. Possiamo distinguere due forme di Marketing Verde:

Il Marketing Verde come mercato

Col passare del tempo il Marketing Verde si è trasformato anche in un segmento di mercato vero e proprio. Ad esempio, i “green market” inglesi oppure la vendita e la commercializzazione di prodotti ad energia solare, la bioagricoltura, la bioarchitettura ecc. Questi settori di mercato sono da considerarsi vere e propri segmenti che non risentono la concorrenza del mercato di appartenenza in quanto rispondono esclusivamente alla domanda etica dei green consumers.

Il Marketing Verde come comunicazione

Il Marketing Verde come leva di comunicazione è solitamente utilizzata dalle imprese operanti nei mercati tradizionali, al fine di migliorare la percezione del proprio brand da parte dei consumatori. Deve essere pertanto distinto dal marketing verde come mercato.

Storia del Marketing Verde

In Italia è conosciuto come Marketing Verde (o Eco Marketing). Nei Paesi anglosassoni è invece conosciuto come Green Marketing, Environmental Marketing o Ecological Marketing. Il termine Green Marketing è stato coniato nel 1980 dall’American Marketing Association (AMA), anche se il concetto era pre-esistente nel workshop “Ecological Marketing” del 1975 della stessa associazione. Il concetto ha avuto fin dall’inizio una caratteristica olistica e si è andato man mano affermando con la crescente dell’attenzione dei media al problema dell’effetto serra. Negli Stati Uniti i Green Consumers sono una realtà consolidata del mercato. Alcune grandi associazioni ambientaliste come Greenpeace stilano periodicamente una lista di Green Brand, molto seguita e letta, in cui realizzano una classifica dei produttori in rapporto al loro impatto sull’ambiente.

fonte ecoage.com

WebRanking Top 80 Italy – classifica di comunicazione finanziaria su web

giovedì, novembre 20th, 2008

Come ogni anno la la società svedese Hallvarsson & Halvarsson in collaborazione con CorrierEconomia stila una classifica, un “hit padade” della comunicazione finanziaria su web.Questa classifica si basa su indicazioni di analisti, investitori, giornalisti esperti di economia.

“L’analisi del CorrierEconomia però non è entusiastica, dice Pierluigi Emmulo di webmaster point. Se è vero che importanti sforzi sono stati sostenuti in generale dalle imprese per migliorare la comunicazione sul web, in confronto alla tendenza europea l’Italia mostra un certo ritardo. Maggiore attenzione infatti è data dalle società europee prime in classifica nel webranking europeo ad aspetti come la presenza dell’organigramma aziendale sul web, la comunicazione del bilancio sociale, la chiarezza in merito ai nomi dei manager e delle figure dirigenziali e la qualità delle informazioni utili agli azionisti.

Anche l’assenza di indicazioni sulla strategia dell’azienda rappresenta un serio tallone d’Achille dei siti italiani, aggravata dal fatto che 14 delle compagnie prese in considerazione non offrono nessun canale diretto di dialogo con gli investor relator.

Insomma, sembra che i siti web delle grandi imprese italiane pecchino di un difetto tipico delle realtà nostrane: la mancanza di trasparenza e la poca disponibilità a rendere visibile il cuore dell’azienda e l’establishment che ne orienta lo sviluppo e le dinamiche operative.”

Mah! Avranno bisogno di professionisti? Che ne dite?

VAI ALLA CLASSIFICA>>>

Terry Hunter : 12 rapporti e non sentirli!

venerdì, novembre 14th, 2008

Oggi mi ha colpito questa notizia che, dato il banal argomento sta facendo il giro del globo…

Terry Hunter l’inglesina che ha bisogno di almeno 12 rapporti sessuali al giorno…sogno proibito di ogni uomo…dice d’essere malata. Nonostante medici e terapie non può fare a meno di “cacciare” per star bene.

Non voglio esprimere pareri o commentare, anche se…
…dico solo: “MA DOVE LO TROVA IL TEMPO STA SANTA DONNA!!!”

;)

Questa è solo mezza Terry.
L’altra mezza…?