Marketing

La Comunicazione in tempo di crisi


Le aziende con più futuro sono quelle che spingono sulle leve di marketing per rafforzare presenza ed identitànel mercato di riferimento.

Molto interessante è il commento che a riguardo esprime El Economista: “…siamo in una società dove ci sono troppe aziende, tutte uguali, e troppi prodotti, tutti simili. Se il cliente che mentre prima comprava 3 prodotti uguali di marche diverse, adesso per N motivi può comprarne 1 solo, deve fare una scelta: la forza della marca e dell’immagine aziendale diventa quindi criterio di scelta del consumatore. E la differenziazione si attua con la comunicazione…”.

da: www.conversazionimarketing.com

…ed è proprio per questo che ad oggi chiunque sia sul mercato con un’attività deve perforza puntare sulla propria immagine, puntare sul brand per fare la differenza. Si parla di STRATEGIE e non di pubblicità fine a se stessa; strategie per emergere, per fidelizzare i clienti, per generare buon passaparola, per incuriosire e per informare. Nessuna categoria esente dal comunicare … dall’imprenditore al commerciante, dall’artigiano al libero professionista, ogniuno a suo modo, al proprio target e con le sue modalità ma in campo e in prima fila.

Ecco che la consulenza professionale di marketing è d’aiuto e necessaria per arrivare all’obiettivo, anche per le piccole realtà, con risultati ed un ritorno misurabili.

R.V.

Come costruire relazioni con i clienti attuali e potenziali


Il forte sviluppo delle tecnologie ICT degli ultimi anni e di media digitali e partecipativi come blog e social network hanno apportato un significativo cambiamento del consumatore e delle sue scelte d’acquisto.
In questo contesto le politiche di marketing, unitamente alle strategie commerciali, devono adeguarsi per riuscire a individuare modalità veramente efficaci di comunicazione.
Le aziende oggi si stanno orientando sempre più verso il Web come canale di comunicazione, promozione e vendita del proprio prodotto/servizio visto il “costo – contatto” ancora decisamente contenuto. E’ tramite Internet che le imprese costruiscono una comunicazione personalizzata con la clientela, attraverso il “tradizionale” sito web e con la presenza sui nuovi canali quali i social network. Grazie alle Web Analytics è possibile misurare e valutare il traffico generato sul proprio sito o portale in modo da ottimizzarlo per migliorarne la fruizione, accrescere la soddisfazione degli utenti e aumentare il numero dei navigatori. E’ inoltre possibile misurare le “conversazioni“ degli internauti sul web.D

http://www.knowita.it/ita/news/Customer-mgt/20110727135024.html

Marketing e Commerciale Concept

Ogni azienda deve essere in grado di apprendere dai propri clienti e creare legami “emozionali” con loro, in modo tale da limitare la concorrenza e rafforzare la fedeltà al brand.

In questo compito, la funzione Marketing e Commerciale è sollecitata e facilitata dalla diffusione e dall’utilizzo massivo di nuove tecnologie e strumenti, che permettono di raggiungere in maniera tempestiva e continua il cliente.Lo sviluppo dell’e-commerce e del canale mobile, infatti, sta rinnovando rapidamente le strategie di marketing, ampliando e diversificando i canali di vendita e consentendo una diffusione del prodotto/servizio su mercati nuovi e internazionali, cambiando le dinamiche relazionali vincenti tra brand e mobilità.

Il “network sociale” influenza in modo significativo le decisioni d’acquisto: una segnalazione – positiva o negativa – sul prodotto/servizio offerto provoca ricadute d’immagine e di vendita su numerosi potenziali consumatori.

Allineare la propria immagine aziendale a quella percepita all’esterno, riuscire a gestire le relazioni con i propri clienti in modo efficace e valorizzare il brand sono fattori indispensabili per riuscire a ottenere consumatori fedeli e soddisfatti.

viaMarketing e Commerciale Concept.

LIBRERIA STRATEGICA – libreria online per webmaster e webdesign

Libreria Strategica è una libreria online dedicata alle strategie di Management, alla comunicazione, al successo personale e al mondo di Internet (per webmasters, webdesigners, webwriters).

Si propone l’obiettivo di fornire la più vasta scelta specializzata sui libri e manuali che trattano questi temi.

Il magazzino e gli uffici di Libreria Strategica si trova a Bellaria (Rimini).

Libreria Strategica Srl, Via San Mauro 55 – 47814 Bellaria (Rimini) – P.Iva 03761100407

Tel. (+39) 0541 341058 – Fax. (+39) 0541 341058 – email: info@libreriastrategica.it

viaChi Siamo.

Se le comunicazioni sono irrilevanti danneggiano l’immagine aziendale | Comunicazione Pubblicitaria | Draft.it – Grafica Pubblicitaria e Comunicazione

Se le comunicazioni sono irrilevanti danneggiano l’immagine aziendale | Comunicazione Pubblicitaria | Draft.it – Grafica Pubblicitaria e Comunicazione.

Marketing strategico: le professioni sempre più simili alle attività d’impresa

L’adeguamento normativo al principio comunitario di libera concorrenza e circolazione delle persone e dei servizi ha cambiato le esigenze di organizzazione delle attività professionali, rendendo necessaria una pianificazione strategica delle attività di marketing similmente a quanto accade per le imprese. Dalle teorie generali del marketing  sino alla gestione dei processi produttivi ed allo sviluppo e gestione del parco clienti, le nuove esigenze della libera professione richiedono formazione specifica e servizi consulenziali  qualificati.

Marketing e comunicazione per le libere professioni

Primo Rapporto di Indagine del 9 luglio 2008 dell’IRDCEC (Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili):


“Il tema della pubblicità del singolo dottore commercialista o dello studio professionale è stato affrontato attraverso otto domande con l’obiettivo di valutare l’attenzione verso il tema della pubblicità dopo gli interventi di liberalizzazione e le modalità con cui i professionisti approcciano il tema. Benché un’ampia parte del campione, il 49,5%, esprima un giudizio positivo sulla liberalizzazione e quindi sulla possibilità per il professionista abilitato di fare pubblicità, e il 65% ritenga che la pubblicità sia un tema rilevante o molto rilevante per la propria attività professionale, la stragrande maggioranza del campione, il 92,6%, dichiara di non avere assunto iniziative in materia di pubblicità, il 93,8% dichiara di non essersi mai occupato di marketing strategico e operativo dello studio professionale, l’81,3% dichiara di non aver mai partecipato a un convegno/workshop/seminario sul tema del marketing strategico e operativo. È chiaro invece, stando a quanto emerge dal campione dell’indagine, che il dottore commercialista considera quale strumento privilegiato, se non unico, per promuoversi, le relazioni pubbliche (il 67,8% del campione, infatti, dichiara che la forma migliore per promuovere l’attività professionale sia proprio le relazioni pubbliche, il 14,4% la pubblicità, il 12% il marketing) e, interpellato sul tipo di relazioni pubbliche che preferisce instaurare, fa emergere una pluralità di comportamenti: il 26% indica l’appartenenza a club e associazioni, il 18,5% si dedica all’impegno in campo culturale e/o sociale, il 16% è impegnato in docenze, il 13,7% partecipa oppure organizza eventi culturali e/o scientifici, il 9,7% utilizza internet, il 9% si dedica a collaborazioni editoriali, il 4% ha dichiarato di essere impegnato in politica.”

Con il decreto 223 luglio 2004 milioni di professionisti italiani sono alle prese con la liberalizzazione trovandosi a gestire la propria immagine attraverso tecniche di marketing considerate fino ad ora pratiche sconvenienti e stratagemmi di professionisti a caccia di clientela, tecniche spesso e volentieri confuse con la pubblicità comune e tradizionale.

Ma da qui in avanti il mercato sarà caratterizzato da professionisti portati al cambiamento e capaci di cogliere le opportunità mentre saranno esclusi quelli meno portati all’innovazione, alla creatività e alle relazioni di rete.

Cosa possono quindi fare milioni di professionisti?

Di fondamentale importanza in questo quadro, l’interesse del professionista per il marketing strategico e per la comunicazione nei confronti della propria immagine e professione attraverso letture, seminari, corsi di presentazione e scrittura efficace per lo sviluppo della capacità di proporsi alle proprie reti.

L’aiuto di consulenze professionali che possano essere  di supporto allo sviluppo dell’attività attraverso siti web informativi e divulgativi, strategie comunicative e promozionali.

Capire l’importanza di investire il proprio tempo nel marketing di se stessi perchè si è parte del mercato; questo vuol dire pazienza, disciplina, perseveranza e coraggio di sbagliare.

Saper essere persona, servizio, beneficio per il cliente, marchio e media comunicativo; questo è il professionista del futuro!

Le 7 abitudini del web marketer di successo

contenuto bonus della seconda edizione del libro “Come si fa a promuovere con google” di MARCO FONTEBASSO

Abitudine n°1: obiettivi chiari

Avere le idee chiare è importante, ancora di più lo è essere specifici su quali sono le metriche di successo rilevanti per la propria attività. Sbagliare è molto più facile di quello che si pensa: scegliere parole chiave troppo generiche e portare molto traffico al proprio sito senza che si traduca in contatti, anagrafiche o vendite, calcolare male la propria marginalità, ed investire in AdWords più di quanto il nostro budget di marketing ci concede. Sono molte le insidie, il “web marketer di successo” ha le idee chiare sui propri obiettivi, e ha identificato una serie di metriche chiave (numeri semplici da tenere sotto controllo) su cui misurare i propri progressi.

Ecco alcuni esempi di metriche da considerare non solo all’inizio ma soprattutto per la loro evoluzione nel tempo:

* numero tot. Di parole chiave che portano traffico al sito
* numero di parole chiave con posizionamento top10
* numero tot. Di link al sito
* numero tot. Di “link-domain” al sito
* visitatori “naturali” e visitatori “pagati” (ad ex. Da AdWords)
* bounce rate per tipo di utente
* tasso di conversione per referral/canale.

Abitudine n°2: aspettative realistiche

Quasi importante quanto il punto n°1 è avere aspettative realistiche: uno degli errori più comuni di chi approccia il SEO, è aspettarsi cambiamenti giornalieri. I posizionamenti oscillano abbastanza spesso (specie per parole chiave non troppo competitive) ma questo segnale viene mal interpretato. È utile invece ricordarsi sempre che questo tipo di attività richiede tempo per dare risultati, e che i progressi vanno misurati nell’arco di qualche mese, e non rimanere intrappolati nel ciclo una modifica al giorno, un controllo al giorno.

Abitudine n°3: contano solo i risultati

Bisogna diventare come dei buoni venditori, e ricordarsi che alla fine più delle nostre opinioni, delle nostre idee o preconcetti, contano i risultati sul campo: in questo caso i posizionamenti raggiunti, le vendite effettuate. Qualsiasi idea, spunto o strategia (incluse quelle contenute in questo libro) dovrebbero essere messe alla prova, testate e verificate.

Abitudine n°4: passione per la tecnologia

Per fare web marketing con buoni risultati non è necessario essere dei programmatori o dei web designer, ma aiuta enormemente avere un rapporto positivo con la tecnologia, così da poter comprendere le dinamiche in atto, le difficoltà in cui ci si imbatterà nella creazione e nell’ottimizzazione del proprio sito, così come nel posizionamento sui motori di ricerca, per esempio:

* comprensione dell’HTML o XHTML (tag semantici, struttura della pagina)
* dinamiche di erogazione dei siti e delle applicazioni web (client – server).

Abitudine n°5: coprire sempre le basi

Fare web marketing, come molte attività nel business, è essenzialmente una questione di metodo. Ovviamente idee geniali o innovative possono velocizzare, ma non bisogna mai dimenticare che la prima regola è di avere tutte le basi coperte. La maggior parte delle volte, invece, quando si analizza un progetto di SEO o di campagna AdWords, di un cliente (magari insoddisfatto dei propri risultati attuali) si nota immediatamente che è stato fatto tutto bene al momento di partire, ma poi ci si è persi per strada:

* inseguendo l’ultima trovata per il posizionamento delle pagine
* preoccupandosi solo dei link e non della conversione

Abitudine n°6: 20 min. al giorno

Una volta lanciato il proprio sito, pubblicata la propria campagna, è più utile dedicare poco tempo ogni giorno a misurare le proprie metriche e pianificare con calma e metodo interventi e ottimizzazioni. Questo tipo di approccio del poco tutti i giorni è più efficace e sostenibile di dedicare intere giornate una volta ogni 2 mesi, si raccolgono segnali di problemi troppo tardi, e non si ha modo di fare quei piccoli aggiornamenti necessari (soprattutto in ottica di conversione).

Abitudine n°7: ossessione per il link building

Per il posizionamento del proprio sito nei risultati organici di Google la leva di gran lunga più efficace nel tempo è quella del building. Per lanciare un sito e posizionarlo efficacemente è essenziale dedicare sempre tempo e risorse a generare sempre nuovi link.

ulteriori spunti … libro e autore su: guida-google.com

BNI Capitolo Monviso – L’occasione per sviluppare il tuo business!

bni capitolo monviso saluzzo

BNI è un’organizzazione di professionisti ed imprenditori che ammette un solo rappresentante per ogni professione all’interno dei suoi Capitoli. Il solo e unico proposito di un Capitolo BNI è quello di generare maggiori affari per i suoi Membri.

BNI è l’Organizzazione di Referenze più vasta e di successo a livello mondiale;

L’Agenzia Pubblicitaria L’Esprit Nouveau presenta il sito BNI Capitolo Monviso (Saluzzo CN) che entra a far parte della rete di BNI Italia :

www.bni-capitolomonviso.com

La mia testimonianza:

“Sucessivamente alla curiosità che mi ha spinta la prima volta a partecipare ad un incontro di BNI è subentrata una certezza: cogliere un’opportunità per lo sviluppo della mia attività in termini di business. Occupandomi di marketing e promozione pubblicitaria per professione, non mi è stato difficile capire la filosofia di quest’ organizzazione; la strategia più efficace e meno costosa per sviluppare nuovi clienti è da sempre lo scambio di referenze e l’intreccio di conoscenze professionali.

Nel web gli intrecci sono senza frontiere, i social network ci hanno abituati a contatti professionali senza confini ma tante attività hanno bisogno di sviluppare conoscenze locali; l’idea del networking diretto e strutturato è decisamente efficace per il proprio business.”

osservatorio italiano sull’e-business WEB 2.0, COMMUNITY, MEDIA DIGITALI, E-PROCUREMENT: RISORSE ANCORA NASCOSTE PER LE AZIENDE ITALIANE

Investimenti frenati a causa di una scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business e dalla mancanza di interlocutori adeguati

Milano, 8 giugno 2009Le aziende italiane, in modo particolare le PMI, hanno una conoscenza molto frammentata e poco approfondita degli strumenti di e-business e, in particolar modo,dei benefici che possono generare  sotto il profilo della conquista di nuovi mercati, di nuove modalità di dialogo con i propri consumatori o per ottimizzare la gestione ed i costi connessi allo svolgimento delle attività.

Per il 98% del campione – 120 tra top manager ed imprenditori di  primarie aziende italiane – fare e-business significa  principalmente avere un sito aziendale.

A seguire, tra le altre applicazioni di e-business, emerge che le aziende italiane utilizzano attività di web marketing (51%) e invio di newsletter (59%) per  comunicare i propri prodotti e servizi. Meno della metà del campione utilizza il CRM (45%) e poco più di un terzo l’extranet (38%), entrambi strumenti utilizzati per la gestione della propria base clienti.

E-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti.

Sfuggono ai più l’ampio spettro di strumenti offerto dall’e-business -  dall’intranet all’extranet, dall’e-commerce all’e-procurement, ai  nuovi media digitali e così via – le loro caratteristiche e soprattutto le potenzialità che possono conferire in  termini di profitti alle aziende che li adottano.

Rimane bassa la percentuale delle aziende – meno di un terzo del  campione (27%) – che fanno ricorso a strumenti come il web 2.0 e  attività di community (quali blog aziendali, forum, presenza su  siti di social networking, etc.).

Mentre solo il 16% del campione utilizza strumenti innovativi come  il mobile (sms).

Tra le motivazioni che frenano gli investimenti in e-business nelle imprese, e che sono alla base della scarsa propensione del  management aziendale  all’utilizzo degli strumenti di e-business,  c’è al primo posto la mancanza di una cultura e di competenze  interne specifiche(30%) ma anche di interlocutori esterni adeguati (14%).

Con gli strumenti di e-business si traducono le opportunità  offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione digitale (ad es.  web, mobile, etc…) in concrete opportunità di profitto per  l’azienda”.

Dall’indagine risulta inoltre che l’investimento delle aziende  italiane in strumenti di e-business è oggi ancora a livelli  estremamente bassi, pari a meno dell’1% del fatturato aziendale.

L’investimento annuo si aggira in media sui 38 mila euro per le  aziende con un fatturato di 50 milioni di euro , mentre l’investimento sale a 500 mila euro per le  aziende medie, dai 50 ai 300 milioni di euro, e supera i 2 milioni  di euro per le grandi aziende con fatturato oltre i 300 milioni di  euro.

Sono le grandi aziende italiane e le filiali in Italia di multinazionali le più sensibili a tali investimenti perché ne conoscono le potenzialità grazie anche ad esperienze ‘importate’dall’estero.

Parlando delle potenzialità che si riconoscono a questi strumenti, in prima fila c’è la soddisfazione del cliente (21%), seguito dall’aumento del fatturato (16%) e dalla riduzione dei costi (12%); al quarto e quinto posto delle motivazioni il contributo allo sviluppo di nuovi prodotti (9%) e la possibilità di internazionalizzazione (5%).

L’ineluttabilità della rivoluzione digitale è percepita comunque dalla maggioranza del campione che afferma che nei prossimi anni dovrà aumentare la voce di spesa relativa (in media del 25%) e che ciò comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda (46% del campione).

Tale budget si concentrerà sulle applicazioni giudicate più promettenti: soprattutto di e-commerce (per il 67%), giudicato il più produttivo, e di CRM (incremento previsto dal 56% del campione), giudicato il più rilevante.

Ne emerge, nel complesso ,che l’atteggiamento nei confronti delle-business si compone di due fronti aziendali contrapposti: gli illuminati e gli obbligati.

Gli “illuminati” che utilizzano una molteplicità di applicazioni digitali da cui traggono molta soddisfazione, soprattutto per il ritorno economico da essi generato in termini di aumento di fatturato e riduzione di costi.

Tra gli strumenti di e-business più apprezzati, dove è maggiore il grado di soddisfazione, l’extranet (sito il cui accesso è limitato a fornitori, clienti, etc.) e il CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di un database clienti profilati e segmentati per target.

L’utilizzo di strumenti di e-business che ne fanno invece gli “obbligati” appare più dettato da una logica doveristica che da una reale comprensione/apprezzamento delle potenzialità dell’e-business. Chi lo fa perché ‘bisogna farlo’ ha infatti un grado di soddisfazione minore per le attività implementate e gli riconosce un generico vantaggio in termini di soddisfazione del cliente.

Un’ulteriore fenomeno rilevato dall’Osservatorio è  l’insoddisfazione per il servizi  offerti dai fornitori  di soluzioni di e-business : solo il 37% delle aziende intervistate si dichiara “molto o abbastanza soddisfatto” dei servizi prestati dalle web agencies e il 26% per le società di consulenza. Molto molto bassa la soddisfazione per i servizi di e-business offerti dalle agenzie di pubblicità: solo il 15%.

I motivi di questa insoddisfazione sono da ricercarsi in una mancanza di “contributo alla sviluppo della strategia aziendale” , “scarsa propositività” , “insufficiente assistenza dopo il lancio” ma anche nella “creatività” delle soluzioni sviluppate.

Ed è proprio questa mancanza di una valida collaborazione esterna unita alla mancanza di competenze aziendali l’ostacolo principale all’incremento dell’utilizzo degli strumenti di e-business da parte delle aziende italiane.

PRIMO OSSERVATORIO SULL’E-BUSINESS NELLE IMPRESE ITALIANE: IL CAMPIONE

Indagine condotta nell’ultimo quarter 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing).

Rispondenti : 120 Top Manager e Imprenditori di primarie aziende operanti in Italia.

68% società di proprietà italiana

32% filiali di multinazionali

51% Industria

25% Commercio

24% Altri servizi

40% fino a 50 milioni di fatturato

29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato

31% oltre i 300 milioni di fatturato

fonte http://www.ebitinnovation.com

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