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giovedì, giugno 25th, 2009wordpress converter

wordpress converter

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinone in merito a questo argomento :
Fonte doxaliber.it
L’unione europea incoraggia l’utilizzo di software open source nelle pubbliche amministrazioni degli stati comunitari. L’incoraggiamento non è solo verbale, ma anche espresso in termini pratici con finanziamenti ad hoc e incentivi legati al tipo di tecnologia utilizzata.
Questo ha innescato un potente processo industriale a causa del considerevole effetto volano che la PA italiana può giocare su un mercato asfittico e in evidente recessione come quello italiano.
In un periodo nel quale la curva di sviluppo della IT industriale ha raggiunto la quota di tangenza ed inizia una lenta, ma percettibile, deviazione verso il contenimento degli investimenti e l’ottimizzazione delle risorse, il ritardo tecnologico accumulato dalla pubblica amministrazione rappresenta un’occasione da non perdere per il settore della knowledge engineering italiana.
L’impulso e le direttive che arrivano da Bruxelles incoraggiano il processo e lo incanalano verso uno sviluppo che lo allontana dalle ponderose e spesso costosissime soluzioni enterprise.
Parte, quindi, la caccia all’ETL open source che possa sostituire Datastage o al prodotto di community che possa fare business intelligence a livello di Business Object.
Il fenomeno è percepibile soprattutto a in ambito amministrazioni regionali alle quali è demandata la progettazione e la gestione di iniziative dirette a rispondere alle esigenze immediate dei cittadini.
Formazione a distanza, come nel caso del progetto Trio della regione Toscana, portali per il controllo ambientale del territorio, come il progetto SIPA della regione Puglia o punti di interconnessione tra cittadino ed istituzioni, come il portale del Consiglio Regionale Campano.
Attualmente realizzati con tecnologie proprietarie e, spesso, largamente obsolete, nei bandi pubblici che sono stati emessi per il rinnovamento degli strumenti, è esplicita la richiesta di utilizzare, ovunque sia disponibile, open source e introdurre largamente strumenti web 2.0, da troppo tempo assenti dagli ingessati e noiosissimi siti istituzionali.
La scelta del web 2.0 è stata obbligata. La generazione di italiani che si sta accingendo a diventare la parte produttiva della nazione è già abituata alla condivisione sociale dell’informazione ed alla modalità interattiva di produzione dei contenuti tipica del web 2.0. Non tenerne conto nei progetti attuali vorrebbe dire produrre delle vere e proprie cattedrali informative con il rischio che rimangano inutilizzate dal giorno stesso dell’apertura.
Ora sarebbe troppo facile citare il caso di italia.it e dello scandalo che ha generato nella community italiana. È significativo evidenziare, però, che l’indignazione popolare della comunità open source nazionale ha giocato un ruolo cruciale nella fase di denuncia ed abbandono dell’iniziativa.
Dal loro punto di vista, le grandi company IT hanno modificato le loro strategie. I produttori di software di base hanno iniziato a distribuire alcune componenti come open source o con licenza GPL. I grandi integratori tendono oggi a privilegiare soluzioni largamente basate su software di community. Ad esempio la software factory di Telecom Italia, basa le sue soluzioni e-learning su Moodle, come LMS, e su ExeLearning, come LCMS di corsi SCORM. La gestione dei portali si realizza con Liferay, la ricerca sui metadati con Openshore, il netmeeting con Openmeetings, la reportistica con Pentaho, la gestione dei dati con Postgresql e MySql, ServiceMix come Enterprise Service Bus, mentre come CMS di riferimento ci sono Plone, Joomla e AlFresco. Tutto a livelli tecnologici di alta qualità e con validi risultati pratici.
Tutto a posto quindi? Sembrerebbe di sì. Direttive comunitarie, bandi di gara redatti con espliciti riferimenti a open source e web 2.0, produttori e grandi integratori che prendono posizione nel mondo open source. Tutto va nella giusta direzione, ma chiaramente ci sono dei problemi e non solo banali.
Prima di tutto, quando si inseriscono vincoli così stringenti sull’open source nei bandi pubblici sull’onda delle direttive comunitarie e della moda del momento, spesso si costringe l’integratore ad adattare software di pubblico dominio con costi di customizzazione più elevati di semplici ed economiche soluzioni commerciali. I risultati, a volte, sono meno funzionali e performanti. Un altro problema e l’assistenza post rilascio.
La pubblica amministrazione, come qualsiasi cliente accorto, deve tutelarsi sulla continuità del servizio e pretende una manutenzione correttiva ed evolutiva sulle soluzioni rilasciate. Questo comporta dei costi per l’integratore che sono addirittura maggiori delle soluzioni commerciali, soprattutto quando si assume in prima persona la responsabilità sulla soluzione open integrata.
Il problema si potrebbe agevolmente risolvere appoggiandosi alle numerose società che, dopo aver fornito il loro software come open source, offrono servizi di assistenza a pagamento.
Purtroppo, quest’ultima opzione è largamente condizionata dal grado di personalizzazione operato sulla soluzione open.
È questo, effettivamente, il punto cruciale della situazione.
Il fatto che il cliente principale sia la PA rappresenta nello stesso tempo la più grande opportunità e il più considerevole dei fattori di rischio.
Le soluzioni informatiche utilizzate dalla pubblica amministrazione, infatti, devono rispettare i criteri di usabilità molto restrittivi espressi dalla legge Stanca che è un mix delle disposizioni W3C e Section 508, più una serie di regolamentazioni tipicamente locali. Questo, ad esempio, rende inutilizzabili strumenti come Liferay senza interventi che snaturino completamente il prodotto.
Ovviamente, mentre la community di sviluppo internazionale si orienta sempre di più ad aderire ai criteri di usabilità espressi da W3C e dalla Section 508, non sono previste nelle road map di sviluppo adattamenti alla legge Stanca che è un implementazione tipicamente italiana dell’usabilità.
Telecom Italia, ad esempio, ha allo studio un adattamento della versione 4 di Liferay alla legge Stanca per fare in modo che la sua offerta portale verso la PA sia in regola con i requisiti di legge. L’operazione appare costosa e non elementare.
La vera issue è che, nel frattempo, Liferay è giunto alla versione 5.0, radicalmente diversa dalla 4 e nuove patch e bug solutions vengono rilasciate con la successione frenetica tipica delle community di sviluppo open source.
Questo vorrebbe dire che, una volta adeguato Liferay 4 alla legge Stanca, si avrebbe una versione del prodotto completamente al di fuori della road map del portale open source e che andrebbe manutenuta ed evoluta con costi industriali probabilmente superiori a quelli della semplice acquisizione di prodotti buy.
La soluzione? Probabilmente può venire proprio dalle grandi società come Telecom Italia che, forti delle loro disponibilità e della loro organizzazione, dovrebbero attivarsi per promuovere e finanziare community di sviluppo italiane interessate alla condivisione delle problematiche locali in fase di customizzazione del software open source.
Un’altra strada potrebbe essere quella di adoperarsi a livello politico per fare in modo che quello dell’usabilità diventi un paradigma condiviso a livello internazionale le cui particolarizzazioni regionali siano architetturalmente definibili come file di configurazione esterni senza intaccare la struttura stessa del codice.
Ma questa, come tutte le istanze che richiedono il coinvolgimento della politica a livelli internazionali, pur essendo la soluzione principe, non è semplice da raggiungere.
Al momento, questa questione, rappresenta un forte, se non il principale, ostacolo, alla diffusione dell’utilizzo dell’open source nel nostro paese.
Autore: Comandante Nebbia
AAA-cercasi Don Chisciotte
Tutto comincia con la segnalazione di google, sorpresa del ritorno dalle vacanze; il mio blog www.fengshuitrainer.com risulta sulla blacklist come diffusore di malware. Conseguenza del caso, perdita di visite (dalle 200/250 giornaliere a 10/20…na bella botta!), pagina di segnalazione allarmista nei risultati del motore di ricerca e così via e inizia la mia disperata caccia al malevolo.
Leggendo articoli sulla sicurezza dei blog in wp la cosa in comune che ho riscontrato era quella di AGGIORNARE oltre che apportare accorgimenti (che terrò rigorosamente a mente per il futuro) e data la versione ormai datata con la quale lavoravo ho pensato fosse il caso di farlo.
Una soluzione che mi è stata data è la seguente:
“…Per prima cosa backup del database anche se magari è compromesso.
Poi esporti post e commenti con l’esportazone di worpdress (non ho ancora molta dimestichezza con WP ma come posso se non entro nell’amministrazione…)
Poi ti prendi nota dei plugin che utilizzi ed eventualemnte del tema.
Poi ti scarichi in locale le immagine che hai eventualmente caricato.
Cancelli fisicamente tutto incluso il database
Reinstalli ex novo wordpress
Reimporti i post e i commenti che hai esportato precedentemente
Scarichi ex novo i plugin che usavi (non usare eventuali copie che avevi)
Riscarichi il tema
Reinstalli plugin e temi e dovresti aver ripulito il tutto…”
Osservate, commentate, consigliate … aiutatemi ad uscire dalla mia ignoranza!
Da poche settimane è uscita la nuova Joomla 1.5 e gran parte degli utilizzatori si stanno ponendo le stesse domande:
A questi e molti altri quesiti si propone di rispondere un video corso su Joomla 1.5 realizzato dal team di Joomlapixel, già autore degli utilissimi video corsi su Joomla 1.0.x.
Il corso, realizzato in collaborazione con E-Learning project, è totalmente gratuito ed avrà inizio il giorno 25 Febbraio 2008 alle ore 18.00 sulla struttura messa a disposizione dagli organizzatori.
Decisamente completo e nutrito il programma: si va dall’installazione di Joomla su server locale e server remoto, alla presentazione delle nuove funzioni implementate, alla gestione dei contenuti, all’analisi di componenti, moduli e plugin, al SEO.
Un ampio spazio è dedicato allo studio della struttura dei template, alla personalizzazione degli stessi e alla “creazione da 0″ di un proprio template.
Il programma completo è disponibile E-Learning project
Un’occasione da non perdere per conoscere le molteplici ed interessanti novità della nuova versione di Joomla.
fonte onecms.it
- La terza edizione del MamboDay si terrà a Reggio Calabria il 22 e 23 novembre prossimi -
A un anno di distanza dall’edizione di Venezia, torna il MamboDay italiano, l’evento nazionale dedicato agli utenti di Mambo e rivolto sia agli utenti più esperti che a chi vorrebbe avvicinarsi per la prima volta a quello che, probabilmente, è il portal system che raccoglie maggior consensi nel mondo open source.
Come è noto, Mambo è un software gratuito che consente a chiunque di poter creare e gestire portali web anche complessi. I suoi punti di forza sono la grande semplicità d’uso, il supporto di un’ampia comunità internazionale di volontari e ben 2 milioni di installazioni nel mondo.
Quest’anno, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Calabria, della Provincia di Oristano e di Assodigitale, il MamboDay 2007 si terrà a Reggio Calabria il 22 e il 23 novembre presso la prestigiosa sede del palazzo del Consiglio Regionale, a Reggio Calabria.
Seminari e relazioni di grande spessore: questa la politica di equal, l’associazione di free-lance a cui va il merito di avere portato il MamboDay in Calabria.
Tutti coloro che sono interessati possono reperire le informazioni essenziali su www.mamboday.it, oppure rivolgersi direttamente per e-mail alla segreteria organizzativa dell’evento (info@mamboday.it).
Su mamboday.it è a disposizione, oltre al programma dettagliato degli interventi e dei temi che verranno trattati nel corso della due giorni di Reggio Calabria, anche la possibilità di iscriversi online per assicurarsi la partecipazione all’evento (fino ad esaurimento dei posti disponibili).
Inoltre, c’è ancora spazio per un numero limitato di comunicazioni. Chi volesse presentare al MamboDay un proprio seminario ad argomento attinente ma libero (ad esempio: caratteristiche speciali di Mambo, casi di studio di proprie realizzazioni, sviluppo di estensioni, accessibilità con Mambo, ecc.) può mettersi in contatto direttamente con il presidente del comitato organizzatore, Giorgio Nordo (e-mail: giorgio@equal.it, tel.: 348.2217420).
Un grazie particolare al presidente del comitato Giorgio Nordo che seguo personalmente per l’impegno, la professionalità e la passione che mette nel diffondere la cultura dei CMS e dell’ACCESSIBILITA’ dei siti, spero che l’evento abbia ancora un gran successo e dato che la lontananza è tale da non permettermi la partecipazione spero che Giorgio possa darmi direttamente le news…
Roberta